Rivolta di via Sarpi, l’inchiesta frena: il consolato cinese non risponde al pm

Finirà che all’udienza preliminare - quando sarà, perché ancora non è stato possibile fissarla - gli imputati ci saranno tutti, tranne due. Gli unici che la Procura non è riuscita a rintracciare. Due cinesi che hanno preso parte agli scontri di via Paolo Sarpi del 12 aprile dello scorso anno. Identificati dagli inquirenti assieme ad altre quarantuno persone, ma irreperibili. E proprio la posizione dei due ha «impedito» al pm Piero Basilone - titolare dell’inchiesta, di formulare finora la richiesta di rinvio a giudizio, nonostante l’atto di chiusura indagine sia stato firmato da tempo. Addirittura dal novembre del 2007, per 43 indagati, tra i quali figura un solo italiano: il vicepresidente del Consiglio comunale, Stefano Di Martino. Un percorso a «ostacoli». Perché, da dicembre, il magistrato attende una risposta dal consolato asiatico. Ha chiesto un aiuto per avere informazioni sulla coppia di indagati. Ha chiesto di conoscere la loro residenza, per poter notificare la richiesta di processo. Inutilmente. Da via Benaco, infatti, non è arrivata alcuna risposta.
I fax - perché sono due - spediti al consolato sono nel fascicolo della Procura. In una prima occasione l’incombenza era toccata agli agenti della polizia locale, che avevano svolto le indagini per identificare attraverso le immagini registrate dalle telecamere di via Paolo Sarpi i presunti responsabili degli scontri. L’«invito» è datato dicembre 2007. Nessuna replica.
Un mese dopo, a gennaio, è lo stesso pm Basilone a rivolgersi agli uffici del console. La richiesta è la stessa, e uguale è la reazione. Ovvero, il silenzio. Così, per sette mesi, il magistrato ha aspettato un’indicazione che non è mai arrivata. E, di conseguenza, la richiesta di rinvio a giudizio ha continuato a slittare. A questo punto, la Procura sembra orientata a «rassegnarsi», chiedendo sì il processo per un italiano e 42 cinesi, ma ben sapendo che due di loro non finiranno mai davanti al giudice.