Rivoluzionario, ma anche no

RomaC’è il titolo, Rivoluzione democratica. C’è l’editore, Rizzoli. C’è la collana, Saggi italiani. Ci sono pure il prezzo, 17 euro, il codice Ean, la data di uscita, novembre 2010, e persino la quarta di copertina: «Veltroni ragiona sulla storia di questi anni travagliati, dal primo governo Prodi alle ultime elezioni regionali». Peccato che manchi la cosa principale: il libro.
Walter Veltroni infatti l’ha ritirato a pochi giorni dallo sbarco in libreria. Pensato prima dell’estate, scritto da giugno a oggi assieme all’inviato del Corriere della Sera Andrea Garibaldi, condito con diversi retroscena inediti e innaffiato di un po’ di veleno contro Pierluigi Bersani e il nemico di sempre, Massimo D’Alema, aspettato e temuto da tutto il partito, Rivoluzione democratica doveva segnare il rientro il grande stile dell’ex segretario. E anche, come scrive sul Riformista Tommaso Labate, la prova generale prima di candidarsi alla leadership del centrosinistra nel 2013.
Invece niente, il libro torna improvvisamente nel cassetto. Perché Veltroni ha fatto marcia indietro? Perché ha disinnescato la sua bomba H anti-Bersani? Nessun commento dalla Rizzoli, niente esce nemmeno dal suo stretto giro di collaboratori. Qualcosa però, sui motivi del ripensamento, filtra lo stesso. Innanzitutto, da giugno a oggi è completamente cambiato lo scenario generale: la lite Berlusconi-Fini, la nascita di Fli, i venti di crisi, le elezioni che si avvicinano. Tutto ciò ha trasformato il quadro politico e l’ex segretario, che già nel 2008 è stato accusato di aver regalato l’Italia al Cavaliere indebolendo il governo di Romano Prodi, non vuole rimettersi nella stessa situazione, terremotando il Pd con il suo libro proprio mentre il centrodestra appare diviso e in difficoltà. Passare, per la seconda volta, come il salvatore di Berlusconi sarebbe davvero troppo.
Ma c’è pure una causa interna. Da quando, dopo il rovescio alle regionali sarde, è stato costretto alle dimissioni, Veltroni lavora pazientemente al suo rientro al vertice. Convinto di essere ancora amatissimo dalla base, un mesetto fa ha tastato la situazione promuovendo il documento dei 75. Un richiamo allo spirito originario del Pd che, se ha messo per qualche giorno in agitazione il partito, si è però subito sgonfiato, nell’indifferenza assoluta del popolo di centrosinistra. Nel frattempo sono emersi i due fenomeni Nichi Vendola e Matteo Renzi. Sono loro adesso, e non Walter, i problemi della segreteria. Sono loro, e non Walter, i due nomi giusti e soprattutto «nuovi» in caso di scelta alternativa.
E allora, contrordine compagni, il libro è rimandato a chissà quando. Alla Rizzoli forse ci sono rimasti male ma non hanno certo protestato. Veltroni è un autore che vende parecchio e che fa guadagnare le case editrici. Con La scoperta dell’alba Walter si è pagato l’anticipo della casa a New York. Benissimo sono andati pure Noi, Aspetta te stesso e Quando cade l’acrobata, entrano i clown, dedicato alla tragedia dell’Heysel.
Anche Rivoluzione democratica probabilmente avrebbe sbancato in libreria. Nelle sue 180 pagine Veltroni aveva raccontato la sua parabola dagli anni in cui era vicepremier del primo governo Prodi alla fusione di Ds e Margherita in una forza «a vocazione maggioritaria». Aveva rievocato i due episodi che hanno preceduto le dimissioni da segretario, l’autoinvestitura di Bersani e l’attacco di D’Alema a Confindustria, proprio mentre lui varava un programma economico concordato con gli industriali. Aveva destinato all’eterno rivale Max le parti più urticanti, sia pure avvolte nel suo solito stile felpato. A questo punto, le leggerà mai D’Alema? Ma forse non ne ha bisogno.