La rivoluzione del 118: ospedali in Rete col servizio unico

A dirigerlo Alberto Zoli. In caso di urgenza sarà scelto il centro più appropriato. Il nuovo 118 occuperà lo stabile di viale Monza al civico 223, ex sede dell’ospedale Paolo Pini

La nomina di ieri mattina ha sciolto ogni indugio: è cominciata la riforma del 118 in Lombardia. A guidarla, Alberto Zoli che lascia la direzione sanitaria dell’ospedale di Lecco per diventare il primo direttore generale del nuovo servizio unico d’Emergenza-Urgenza voluto dalla Regione. «Sono molto soddisfatto di questa scelta», ha dichiarato l'assessore alla Sanità del Pirellone Luciano Bresciani. «E io sono contento - risponde Zoli - perché ho sempre creduto in questo progetto ambizioso». Che si può riassumere in un motto: «Lavoriamo per rendere il servizio omogeneo». A Milano come a Brescia, senza distinzione tra le zone industriali, le campagne e le città.
La prima tappa risale a circa un anno fa, quando la giunta regionale lombarda modificò la legge numero 31 del 1997 per dar vita a un ente pubblico, un organismo completamente nuovo con una serie di obiettivi precisi: coordinare le 177 ambulanze al servizio in tutta la Lombardia, acquistare i mezzi e le attrezzature di soccorso necessarie e soprattutto smistare le urgenze fra le dodici centrali operative già esistenti sul territorio.
«Di fatto la rete c’è già - continua il nuovo direttore generale del 118 -, a noi il compito di migliorarla sempre di più rendendo il servizio omogeneo in tutto il territorio regionale e vincendo le numerose difficoltà che incontriamo». Ormai solo di natura logistica, visto che quelle di ordine politico sembrano essere ormai solo un ricordo, lontano. La rinascita del 118, infatti, pareva essere destinata ad affondare in un mare di polemiche e di contestazioni. Al centro della questione, l’allora assessore regionale della Sanità, Alessandro Cè, che a causa del suo parere contrario, ci rimise la poltrona. Dalla sua parte l’Unione, che da sempre si era opposta alla possibilità che privati entrassero nella gestione del servizio. «Non c’è alcun pericolo - chiarisce Zoli -, la nuova azienda è pubblica al cento per cento».
«Si tratta di un falso fantasma - rincara l’assessore Bresciani -, una sterile strumentalizzazione politica: questa è una struttura pubblica». Gli unici privati a collaborare con il nuovo ente «saranno i volontari e le Croci - continua Zoli - con le quali vogliamo stringere ancora di più i rapporti rispetto al passato».
Il nuovo 118 occuperà lo stabile di viale Monza al civico 223, ex sede dell’ospedale Paolo Pini. Il primo compito del neo direttore sarà quello di nominare i suoi collaboratori, «ma l’organigramma sarà davvero agile», precisa Zoli. Fino al 2009, il suo staff dovrà concentrarsi sulla progettazione e su una serie di simulazioni, «ma già a partire dalla fine del 2008 - promette - i cittadini potranno vedere i primi benefici del nuovo ente». Uno su tutti: «Un migliore accesso ai servizi», quindi «nuove reti per le differenti patologie».
Ecco un esempio pratico: «Di fronte a un caso di infarto, il paziente dovrà ricevere soccorso nel tempo giusto e nel luogo più idoneo, non per forza in quello più vicino». La logica è semplice: la Regione finanzierà la nuova struttura, che a sua volta pagherà gli ospedali per le prestazioni fornite. A questo punto, il milione e mezzo di chiamate che ogni anno raggiunge il centralino del 118, sarà smistato dal nuovo ente a seconda dell’appropriatezza dei singoli centri, in quanto «verranno premiati quelli che offrono un’elevata qualità riuscendo a essere allo stesso tempo anche ricettivi e ordinati».