La rivoluzione della beneficenza per profitto

Giuseppe De Bellis

Larry Page e Sergey Brin hanno appena staccato un assegno da un miliardo di dollari. Fanno beneficenza a se stessi, i fondatori di Google: spiccioli per aprire la sezione solidale della loro macchina da soldi. Google.org è un embrione, ma sta asfaltando la strada della nuova faccia della filantropia: dall'era del no-profit, a quella della solidarietà a scopo di lucro. L'idea è questa: si prendono degli spiccioli e si investono in progetti benefici. Solo che niente finanziamenti alla ricerca contro l'Aids, niente sponsorizzazioni degli scienziati anti-cancro. Quei soldi si usano per aprire una fabbrica in Africa. Non una qualsiasi, è ovvio: una che inventi le macchine senza benzina o che produca energia dalla sabbia o che trovi il gasolio senza petrolio. Con il suo miliardo di dollari, Google.org lavorerà proprio sullo sviluppo di carburanti efficienti, capaci di alimentare motori ibridi combinando etanolo, benzine tradizionali ed elettricità.
Buoni samaritani per interesse, Brin e Page hanno un piano preciso: dare lavoro e assistenza a migliaia di persone e poi andare al gradino successivo. Perché, raggiunto lo scopo, la fondazione potrebbe commercializzare il carburante costituendo una società, finanziandola con altri partner e magari allora promuovere la lobby sul Congresso americano per una legge che assicuri crediti fiscali a chi acquista auto con alimentazione superefficiente. Soldi per fare soldi, allora. Che per loro è il modo migliore per fare beneficenza. Così sulla strada asfaltata dai signori Google cominciano a muoversi anche altri nuovi filantropi: mister Virgin è uno di questi. Sir Richard Branson ha preso tre miliardi per finanziare la ricerca su non meglio precisati «carburanti verdi». Qualche sera fa da David Letterman, il fondatore della Cnn, Ted Turner, ha parlato dei milioni di Branson come il «miglior investimento che quell'uomo potesse fare». Altro che donazioni. Quei tre miliardi sono stati sparsi per l'Africa, dalla Nigeria al Mozambico, per finanziare società che dallo zucchero potrebbero ricavare una nuova fonte di energia. Dice che con i suoi soldi oggi lavorano diecimila persone più di prima.
Turner non ha parlato a caso di Branson. Il signore della Cnn era filantropo vecchio stile: con l'ex moglie Jane Fonda regalò nel '97 un miliardo di dollari all'Onu. Ora sta girando al contrario: «Se finanzi il vaccino per la poliomielite, certo non puoi fare soldi. Ma se investi quello che hai in pannelli solari fai del bene all'ambiente, fai lavorare persone, crei economia e quindi quel denaro che aiuta anche a sconfiggere la poliomielite. Perché non farlo, allora?». Che poi è la stessa domanda che si pone Pierre Omidyar, proprietario di eBay. Anche lui ci sta pensando: dopo aver creato il più grande ipermercato della storia, vuole investire nella bontà. Come e dove non s'è ancora capito. C'è l'intenzione, però. Ha già stanziato 200 milioni di dollari per creare una società che finanzierà progetti per la conservazione dell'ambiente e delle specie protette. Segue l'esempio del socio Jeffrey Skoll che qualche tempo fa ha creato la eBay foundation per dare soldi no-profit, poi ha cambiato idea e ha creato la Participant, società di produzione cinematografica che ha portato sullo schermo film come Syriana, Good Night and Good Luck e An inconvenient truth, tutte pellicole eque e solidali che hanno portato soldi, ma hanno aperto fronti politici e culturali che alimentano l'operazione filantropica.
Brin, Page, Turner, Branson, Omidyar, Skoll. Fanno tutti concorrenza a Bill e Melinda Gates e a Bono, buoni samaritani per disinteresse. È una battaglia delle idee, oltre che del portafoglio. Il capo di Microsoft e la rockstar viaggiano sull'ideale puro: combattere i mali del mondo con la faccia e con il nome. Hanno creato un fenomeno dilagante. Dentro c'è un mondo trasversale che va dal grande finanziere alla Warren Buffett a Elton John, dalle attrici, alle modelle, agli uomini dello spettacolo, agli ex presidenti americani come Bill Clinton. I Gates e Bono hanno reso sexy la solidarietà. La fondazione del signore e la signora Microsoft è in grado di raccogliere 29 miliardi di dollari per la lotta alle malattie nei Paesi del Terzo Mondo. Ora la coppia ha anche stabilito una regola: i soldi vanno spesi tutti entro 50 anni dalla loro morte e cioè entro la fine del secolo. Perché dal 2100, il mondo dovrà essere cambiato. Bono segue la parallela: il cantante irlandese con gli occhiali rosa ha ricattato moralmente i leader dei Paesi più ricchi del mondo a condonare i 40 miliardi di dollari di debito dovuti dalle nazioni più povere. Bono ha parlato alla Casa Bianca, all'Onu e all'Unione Europea. Così l'anno scorso i due Gates e il leader degli U2 si sono anche presi la copertina di Time come uomini dell'anno. Il trionfo del buonismo: «Per aver reso la beneficenza più intelligente e la speranza un fattore strategico, e poi per aver sfidato il resto del mondo a seguirli lungo questa strada».
I nuovi filantropi sono nati anche perché esistevano i vecchi. Hanno svoltato, però. E adesso sfidano le regole della bontà. Vogliono guadagnare dalla solidarietà. Bill Gates ha fatto capire di non condividere: «Bisogna dare e non chiedere nulla in cambio». La risposta gliel'ha data la coppia Brin e Page: «Noi, col nostro tipo di beneficenza dobbiamo pagare le tasse. Gli altri no».