La rivoluzione che non c’è stata

Prima si sorprende di trovare la tachipirina dopodiché torna armato di ricetta: a giudicare da questo genere di episodi, si suppone che nel consumatore dimori una qualche confusione riguardo al concetto di parafarmacia. Figlia dell’era Bersani, questa è nata assieme alla liberalizzazione dei medicinali da banco, per i quali non è necessaria la prescrizione. Alla vendita di «Otc» e «Sop» abbina generalmente prodotti dermocosmetici, articoli per la prima infanzia e quanto altro popolava già gli scaffali delle cosiddette «sanitarie». Ma a distanza di due anni il nuovo punto salute stenta a prendere il largo e tra i fattori che lo ostacolano figurano proprio quelle difficoltà evidenziate da parte dell’utenza. «Nel mio caso la svolta è arrivata a Natale - racconta Alessia Fini, che ha recentemente aperto una parafarmacia a Casalotti - in quei giorni abbiamo riscontrato un picco di affluenza dovuto principalmente al fatto che le farmacie erano chiuse. Le persone così hanno avuto modo di conoscerci».
Per ora il successo di molte parafarmacie è limitato al fine settimana o in occasione delle feste, quando le loro blasonate sorelle maggiori abbassano la saracinesca. «Il sabato mattina i clienti fanno la coda fuori dal negozio», riferiscono alla Balduina. Sorte all’insegna del farmaco low cost, le parafarmacie dovrebbero rappresentare una via di mezzo tra i prezzi delle farmacie e quelli affissi nei corner della salute della grande distribuzione. Ma in realtà nella maggior parte dei casi non sono ancora in grado di proporre ampi margini di risparmio. Incalzate dalle offerte promozionali dei farmacisti titolari, non è detto che siano sempre una soluzione conveniente. Inoltre le case farmaceutiche praticherebbero nei loro confronti uno sconto minore rispetto a quello che riservano alle farmacie tradizionali e questo, oggettivamente, gli impedirebbe di essere low cost fino in fondo. Se a questo aggiungiamo che i gestori generalmente tendono a muoversi con cautela, acquistando piccole quantità di merce alla volta, per sondare le esigenze della domanda senza rischiare di rimanere con dell’invenduto in magazzino, capiremo come mai faticano così tanto a strappare un buon pezzo ai fornitori. In merito a quest’ultimo aspetto è al vaglio l’ipotesi di formare dei gruppi di acquisto che consentano ai parafarmacisti di spuntare condizioni commerciali più vantaggiose, per riversarle in seguito a beneficio della propria clientela.
Da come stanno le cose, tuttavia, la presenza dei farmaci da banco oggi come oggi funge più che altro da richiamo. Giulio Tassoni, al timone della catena di parafarmacie «Healthing», divenuta in questo campo un modello imprenditoriale, non esita a ribadirlo: «I medicinali da banco servono ad arrotondare, mentre i prodotti che li circondano costituiscono la vera fonte di guadagno». Stando al registratore di cassa, il contorno in verità è l’autentico piatto forte. Mentre quello che in teoria doveva essere l’asse centrale del menù di una parafarmacia è stato relegato finora a un ruolo secondario.