RIVOLUZIONE COPERNICANA

Non vorrei sembrare noioso come Catone con i fichi di Cartagine, ma qui la politica, specialmente quella della Casa delle libertà deve darsi una mossa e annunciare una vera e forte rivoluzione liberale. C'è invece, aria di stallo e la manifestazione non basta. La Lega, sentendo puzza di larghe intese, gioca di contropiede e si mette in proprio. La sinistra è alla disperazione, ma intanto paralizzata dal suo stesso orrore siede compatta e sbaraglia l’opposizione al Senato perché le defezioni aumentano e ieri il distacco non era più di 5 o 6 voti, ma di 20 o 30.
Assenze giustificate? No. Gli assenti si dividono fra incoscienti e inciucisti, più una piccola quota dei pochi che mancano per giustificati motivi. Clemente Mastella mi dà la sua chiave di lettura e dice che tutto è paralizzato dal fatto che Casini vuol fare il leader del centrodestra e che la sua candidatura blocca tutto. A sinistra i riformisti ammettono in privato che quello in carica è un governo disastroso, ma nessuno ha la soluzione di ricambio. Il ricambio sarebbe quello di far cadere Prodi a condizione di tornare a votare, ma Napolitano difende la Costituzione scritta e non quella materiale per cui gli italiani hanno assaporato il vero frutto proibito della democrazia: assumere e licenziare governi e maggioranze come personale di servizio. La linea centrista invece è quella secondo cui la politica vive in un acquario in cui chi decide lo fa senza aver bisogno dell’approvazione degli elettori. Dunque la situazione è marcia. C’è stato l'annuncio di spallata possibile, che però ha avuto come effetto soltanto quello di far arrivare in massa giornalisti affamati di novità.
Ecco perché riteniamo che sia necessaria una rivoluzione copernicana della politica con progetti forti, anche scioccanti, in linea con quanto l’occidente democratico ha prodotto, a cominciare dalla Thatcher e da Reagan. Dire che il governo Prodi è da buttare è come dire che quando piove ci vuole l’ombrello. La sinistra stessa si aspetta da destra una chiarificazione vitalizzante perché altro non cerca che un elemento di rottura capace di sparigliare e rimettere in moto la politica. La sinistra riformista d’altra parte è disperata perché prigioniera di pazzi estremisti, cosa che sapeva perfettamente in partenza quando ha scelto per pura avidità di vittoria di ballare col demonio. Che fare allora? Dipende da quel che si vuole. Un governo di larghe intese? Speriamo di no, a meno che non serva soltanto per produrre una legge elettorale e andare alle urne il giorno dopo. Soccorrere e aggiustare il relitto politico prodiano? Attenzione: quel relitto per ora conta su un vantaggio crescente di voti in Senato. La nostra opinione è che si debba confezionare un deflagrante messaggio democratico liberale. Che sia in grado di dividere più che unire. Le unioni si fanno dopo: questa è l’ora del recupero delle identità perdute e dei consensi fuggiti. Sembra che nei sondaggi Forza Italia salga oltre il 30%, ma la crescita dipende più dal crollo di immagine d’un governo squallido, che dalla rivitalizzazione d’un partito che s’era dissanguato per governare pagando un dazio di due milioni di voti.
Benissimo la manifestazione del 2 dicembre. Bene anche la rinascita della politica dal basso, cui ci sentiamo votati e che dà frutti. Ma occorre attrezzarsi per la resa dei conti facendo subito chiarezza sul futuro e dire quel che si vuole, come lo si vuole e con chi. Non è che ci sia molto tempo da perdere, se davvero la prossima finestra d'opportunità passerà a primavera, che è domani.
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