«Rivoluzione d’Ottobre? Macché, è Halloween»

nostro inviato a Mosca

Diecimila compagni russi in religioso silenzio per commemorare il novantesimo anniversario della Rivoluzione d’Ottobre. Marciano contriti giù per la Tverskaia, nel centro di Mosca. Con loro cento comunisti nostrani, guidati da Oliviero Diliberto, cantano a squarciagola: «Bandiera Rossa la trionferà», «Oh Bella ciao, bella ciao». I soliti italiani; anche se rossi si fanno notare. Forse perché capiscono che nella Russia di oggi, Lenin non conta più nulla. C’è più folla nei grandi magazzini della piazza del Maneggio, tempio del neoconsumismo putiniano, che a celebrare la genesi bolscevica.
Lunedì in Russia era festa, come sempre. Ma ora la gente non sa nemmeno perché. In onore di Lenin? Macché, secondo un sondaggio pubblicato dal Moscow Times, un quarto dei cittadini è convinto che sia in onore di Halloween. Manco fossero americani. Dolcetto o scherzetto? Scherzetto naturalmente. Pochissimi sanno che ai primi di novembre si celebra l’Unità del popolo. Ma in fondo Halloween c’entra: è la festa delle streghe, dei fantasmi. Come il comunismo, che però nessuno qui vuole riesumare. La Russia ha già dato.
Nessuno tranne Diliberto. E il leader del Pc russo Ghennadi Zyuganov. E quei diecimila dalle facce tristi, quasi tutti pensionati, che vivono di ricordi e rimpianti. Meno male che la delegazione italiana è composta per lo più da giovani. Abbassano la media. Hanno speso 700 euro per viaggiare dall’Italia a Mosca, via San Pietroburgo; pardon Leningrado come si chiamava ai tempi dell’Urss. Un’esperienza da brividi. Letteralmente. A Mosca il termometro indica -5° e il vento del nord accentua la percezione del freddo. Ti penetra nella pelle. Ma loro non mollano. Congelati e contenti.
Il corteo parte da piazza Pushkin che, ironia della sorte, quando governava la nomenklatura sovietica era uno dei punti di ritrovo dei dissidenti. Zyuganov e i dirigenti del partito camminano a braccetto mischiati alla folla. Diliberto resta una decina di metri in disparte, ma allineato al compagno padrone di casa. Sarà l’età, sarà il gelo non marciano più compatti come un tempo: il corteo si sfilaccia, c’è chi cammina veloce, chi va piano. A metà strada Oliviero s’inquieta. Uno sguardo a destra, uno a sinistra. Dov’è finito Zyuganov? Qualcuno gli dice: è andato avanti. E allora lui accelera, seguito dai suoi cento ragazzi che, pur ansimando, non smettono di cantare. Poi frena improvvisamente e i compagni finiscono uno contro l’altro. Maledetta disinformazione. Macché avanti, Zyuganov è rimasto indietro. L’ordine è perentorio: tutti fermi ad aspettarlo.
Il leader del Pdci si è bardato a dovere: berretto in lana blu scuro alla Lucio Dalla calato sulla fronte, giaccone chiuso ermeticamente, sciarpa (naturalmente rossa) stretta al collo. Così fino alla piazza del Bolscioi. I comunisti russi avrebbero voluto concludere la marcia sulla piazza Rossa, davanti al mausoleo di Lenin, che però è chiusa per commemorare l’entrata in guerra della Russia nel 1941. E allora il palco è allestito sulla piazza del Bolscioi, davanti a una statua di Marx.
Diliberto sale sul palco con Zyuganov e appare trasformato: giaccone slacciato, via il cappello, niente guanti. Come biasimarlo? Un vero compagno, tanto più se italiano, non può mostrarsi freddoloso in momenti solenni come questi. Secondo il programma avrebbe dovuto parlare alle 18, ma il tempo passa. Troppi gli hurrah a Lenin, a Stalin, i canti popolari, e i discorsi dei compagni russi. Lui prova a resistere. Dieci, venti minuti. Poi, inizia a cedere e furtivamente si riallaccia i bottoni. Alla mezz’ora la resa è totale: con un gesto rapido e discreto si rinfila il berretto. Va bene la gloria, ma perché rischiare un raffreddore? Se lo toglierà solo al momento di parlare. E che discorso, il suo: inneggia a Che Guevara, proclama che il capitalismo fa schifo al contrario dello spirito della Rivoluzione, che è immortale. Come Halloween.
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