La rivoluzione dei viaggi: la compagnia aerea che non possiede aerei

Può esistere una compagnia aerea senza aerei? Sembra assurdo, ma la risposta è sì. Esattamente come esistono aziende post-industriali che tengono al proprio interno la progettualità, lo sviluppo, il controllo qualità, il marchio e la commercializzazione, mentre i prodotti - che pur sono il perno di tutta l’attività - sono fabbricati in stabilimenti spesso lontani e di proprietà altrui. Esempi, nel mondo dei beni di consumo, sono tanti; uno per tutti è Ikea, che vende con il proprio nome prodotti ideati al suo interno ma realizzati altrove, sottoposti alle sue verifiche, nella piena trasparenza della loro origine. Anche nella moda quasi sempre funziona così: lo stilista disegna, firma e vende, i terzisti - in questo settore il termine gergale è fasonisti - producono. Il rischio d’impresa, ovviamente, è del committente, che paga il fornitore a prescindere dal risultato ottenuto sul mercato. Il mondo industriale nel tempo ha alleggerito le proprie strutture, portando all’esterno molti servizi accessori, fino a liberarsi anche di quello che sembrava un cuore irrinunciabile: la fabbrica. Il risultato è un’economia più leggera, dove ogni segmento di business è presidiato da un imprenditore che punta a massimizzare l’efficienza dei risultati.
In Europa esistono tre esempi di «compagnie aeree virtuali», cioè senza aerei; e l’aereo, per una compagnia, è la fabbrica. (Ma verso la flessibilità sono indirizzati tutti i vettori, Alitalia compresa, che aumentando le alleanze e gli accordi di code sharing tendono a diventare aziende sempre più commerciali che industriali). Delle tre «virtuali», una è in Islanda, una in Gran Bretagna, e una in Italia: è TrawelFly, nata nel 2009 nell’ambito di un gruppo, Trawel, che aveva già esperienza come piattaforma di vendita e come tour operator. I suoi numeri sono ancora modesti: due aerei, 140 mila passeggeri trasportati, 16,5 milioni di fatturato (sui 40 dell’intero gruppo), con prospettive di utile nel 2011 (quando il gruppo salirà a 60). L’aspetto molto interessante è il modello di business ideato dall’azionista e ad, Carmine Prencipe, manager e consulente con ricca esperienza nel settore aeronautico. Spiega Prencipe: «Nel 2001 siamo partiti mettendo a punto una rete commerciale nel settore turistico al servizio di tour operator, alberghi, compagnie aeree, per i quali svolgiamo attività di promozione e di vendita, da fornitore esterno. Mano a mano che cresceva questo lavoro (il volume d’affari intermediato nell’ultimo anno è stato di 70 milioni, ndr), abbiamo aggiunto al portafoglio di offerte anche prodotti nostri, creando un tour operator, Flyaway. Un tour operator è, sostanzialmente, un assemblatore di trasporto aereo e di ospitalità alberghiera, e noi abbiamo messo a punto dei pacchetti tradizionali, con destinazioni come Maldive e Sharm el Sheikh».
Racconta sempre Prencipe: «Il trasporto aereo è un’attività difficile, ma è determinante in un progetto turistico, perchè la pianificazione del volo consente un forte controllo del prodotto». Così è nata l’idea di creare una propria compagnia aerea; la quale, a differenza di quel che solitamente avviene, poggiava su una capacità e una rete commerciale già solide: saper vendere è l’elemento essenziale di qualunque business. E proprio per concentrarsi sugli aspetti commerciali, senza affrontare le complessità e i costi di una gestione operativa, Prencipe ha pensato di affidarsi a un operatore «terzo», al quale delegare tutto il complesso dell’attività aereonautica, autorizzazioni comprese. La scelta, dopo una gara, è caduta sulla compagnia inglese Astraeus, specializzata nel fornire a terzi, in un unico pacchetto, aerei, equipaggi, manutenzioni e assicurazioni; un tipo di società che ha un ruolo importante nella flessibilità delle flotte (si pensi ai fermi macchina dovuti a imprevisti, esigenze stagionali o sostituzioni di velivoli). TrawelFly nel 2009 ha affittato in esclusiva un Boeing 737, dipinto con propria livrea, con il quale ha cominciato attività charter e di linea. Nel giugno 2010 è nato poi un contatto con Mistral, la compagnia delle Poste italiane. Mistral possiede 5 Boeing 737 che utilizza di notte per trasportare lettere e cartoline dalla provincia italiana al centro di smistamento di Brescia. Ma di giorno gli aerei restano a disposizione di altri utilizzi. Trawel ha preso dunque in affitto un 737-400 di Mistral, 168 posti, che tiene basato a Bergamo e che fa il doppio lavoro: di notte porta i sacchi di corrispondenza, di giorno passeggeri con voli charter e su un network di linea semplice ma «di soddisfazione», con collegamenti per Catania, Napoli, Reggio Calabria, Olbia e con prolungamenti da Napoli a Parigi.