La rivoluzione dell’istruzione

da Roma

«Sono aumentate del 2 per cento le bocciature nella scuola superiore? Bene, un po’ di severità farà bene ai nostri ragazzi. Non conosco nel merito le iniziative della Gelmini, ho letto qualcosa sui grembiulini e gli esami di riparazione. Francamente non potrei giudicare. Ma so che la categoria dei professori è molto frustrata. Sia per gli stipendi bassi, sia per l'atteggiamento casinaro e irrispettoso degli studenti». Carlo Verdone sta vedendo una partita di calcio alla tv. Scalpita al telefono, però il tema scuola gli piace.
Di bocciature lei sa qualcosa. Suo fratello minore, Luca, ne parlò addirittura in un'intervista...
«E chi se lo scorda? Quarto ginnasio, liceo “Virgilio” di Roma, sarà stato il 1964 o il '65. Fui bocciato a fine anno. Giustamente, a ripensarci oggi. Forse non ero pronto per affrontare il ginnasio. Tutto cominciò a causa di un gesto maleducato. Mio. La professoressa di matematica mi riprese durante la lezione perché ero distratto. In effetti, stavo leggendo di nascosto l'antologia di letteratura, il “Bucintoro”, un librone alto così, pure costoso. “Verdone, non stai seguendo!”, urlò, ingiungendomi di consegnarle il manuale. Io, estenuato dal suo tono, glielo gettai addosso, con l'intenzione di beccarla. Invece planò sulla cattedra e venne via la copertina».
E poi cosa accadde?
«Un macello. Venni convocato dal preside, ai miei genitori disse che ero un elemento svogliato, assente, di disturbo. Il mio gesto fu definito “offensivo e indisciplinato”. Lo era. Fu l'inizio di una strana crisi. Già andavo male nelle materie scientifiche, specie in chimica e matematica, cominciai a prendere tra il 3 e il 4 anche nel resto. A fine anno arrivò la batosta. E con essa saltò il regalo che aspettavo da mesi, una batteria marca Hollywood. Però papà mi portò lo stesso a sentire i Beatles dal vivo. A ottobre, per farmi recuperare l'anno perduto, mi spedirono in una scuola privata, molto nota a Roma, il Nazareno. Era tosta. Ma le cose migliorarono. Al primo anno di liceo ero già discreto, al terzo bravino. Devo riconoscerlo: essere bocciato servì, mi diede una raddrizzata».
Al Nazareno si ritrovò per compagno di banco Christian De Sica, vero?
«Sì, l'avevano già bocciato. Andava peggio di me».
Poi venne l'università.
«Sì, Lettere e Filosofia. 110, senza lode».
Voto in condotta: che cosa ne pensa?
«Sacrosanto reintrodurlo. Ci vuole più rigore in classe. Ma si può stare coi telefonini accesi a lezione? Vedo in giro ragazzi maleducati, abituati a fare i bulli, presi solo dai loro vestiti griffati. Deturpano la città, scrivono sui muri frasi invereconde. I miei due figli, Paolo e Giulia, li ho mandati alla Scuola Germanica, sull’Aurelia Antica. Coi tedeschi non si scherza. Sono moderni, insegnano materie interessanti, si occupano anche di ecologia. Ma se sgarri ti becchi subito una convocazione dei genitori».