Rivoluzione Expo, Regione più forte

«Il commissario per l’Expo? C’è già e sono io» alleggerisce la tensione Letizia Moratti, il giorno dopo il vertice di Arcore in cui si è discusso della manifestazione internazionale che Milano ospiterà nel 2015 e dell’ipotesi di sottrarne al sindaco la gestione. A un certo punto il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, aveva sostenuto l’idea di affidare il ruolo di commissario al leghista Roberto Castelli. È arrivato il no di Silvio Berlusconi, Gianni Letta e di Roberto Formigoni (che da giorni chiedeva «un tagliando»), oltre che del sindaco. Nessuna polemica per il passo indietro richiesto a Paolo Glisenti. Lei lo avrebbe voluto amministratore delegato della società di gestione dell’Expo, ma sul nome del manager trovare consenso è stato impossibile e al suo posto Berlusconi, per risolvere la contesa, ha suggerito il nome dell’ex ministro Lucio Stanca. Quattro ore di colloquio tra i principali protagonisti della vicenda per rivedere gli assetti dell’Expo 2015, che sarà gestita in modo collegiale.

 E la Moratti sceglie parole distensive per commentare il lunedì sera a Villa San Martino, casa di Silvio Berlusconi, dove sono stati garantiti tutti i fondi necessari per realizzare le opere previste nel dossier di candidatura. Due le strutture fondamentali. La prima è la società di gestione, che si occuperà di realizzare i padiglioni del sito e soprattutto di organizzare i sei mesi di eventi che animeranno l’Expo del 2015. Letizia Moratti è commissario straordinario designato fino al 2016. Il cda verrà praticamente rinominato. Oltre a Glisenti, escono altri due membri, che saranno sostituiti da un esponente indicato dalla Lega (Leonardo Carioni o Dario Fruscio) e da un altro scelto da An. I soci di Expo 2015 sono governo, Regione, Comune, Provincia e Camera di commercio. A Formigoni e Moratti è stato affidato il compito di trovare la soluzione migliore e più agevole da seguire.

La seconda struttura, che acquisisce maggiori poteri, è il Tavolo Lombardia, presieduto dal governatore Formigoni e composto da diversi esponenti del governo, che avrà competenze su tutte le infrastrutture, incluse le vie d’acqua e le cosiddette opere di accesso che in un primo momento erano state assegnate alla società di gestione (in particolare la linea sei della metropolitana). Una divisione di compiti simile a quella usata per le Olimpiadi invernali di Torino 2006 e ritenuta più semplice: da una parte l’organizzazione dell’evento, dall’altra la realizzazione delle infrastrutture.

Al Tavolo Lombardia (tecnicamente «per gli interventi regionali e sovraregionali»), convocato per lunedì 23, parteciperanno, oltre a Formigoni, Moratti, e al presidente della Provincia, Filippo Penati, Castelli per le Infrastrutture, Luigi Casero per l’Economia, Stefania Craxi per la Farnesina, il ministro dei Beni culturali, Sandro Bondi, e un rappresentante dello Sviluppo economico. Ad Arcore è stata appunto decisa anche una rivoluzione della società di gestione.

Berlusconi ha assicurato che indicherà a breve un nome che ritiene adatto al ruolo esecutivo necessario all’interno dell’Expo. Ha suggerito l’ex ministro Lucio Stanca e promesso che ne avrebbe parlato con Bruno Ermolli, per trovare qualche eventuale altro candidato. Qualcuno avrebbe voluto addirittura Ermolli per l’incarico, ma il top manager ha fatto sapere di non essere disponibile a ricoprire la carica di amministratore delegato della Soge, ricordando tra l’altro di aver rinunciato a un ruolo di vertice nell’Eni e di sentirsi già abbastanza impegnato e gratificato dall’attività in Promos (azienda della Camera di commercio di cui è presidente) e Sinergetica, oltre che dall’incarico di vicepresidente della Fondazione Scala. Più vago l’ex ministro dell’Innovazione, Stanca: «Il premier non mi ha ancora detto nulla, ma in politica non si sa mai. Con i se e con i ma non si fa la storia. Vedremo».