«La rivoluzione di Fassino? Dalla massa alle provette»

L’ex capo di Stato: «Che brutta fine per un marxista leninista. La scelta referendaria di Fini invece è coerente con le radici laiche del fascismo ma in An ne vedremo delle belle»

da Roma

«Bisogna partire dall'onorevole Fini... ».
In che senso presidente?
«Con la scelta referendaria è diventato un leader europeo. Un leader perfetto, a dire il vero... tranne che per il partito a cui è iscritto».
Fa del sarcasmo?
«Perché? Fini ha assunto una posizione che – in perfetta coerenza con le radici “libertine”, anticattoliche e eugenetiche di un certo fascismo - non contraddice il suo passato. Bisogna dargliene atto».
Scusi presidente, ma non eravate amici?
«Lo siamo e non c’è nulla di offensivo. Si tratta di radici culturali. Guardi che il fascismo ebbe una componente fortemente laicista, ebbe anche il paganesimo, il culto dell'uomo come orizzonte superomistico, il culto della razza, a cui ora si ricollega una variante scientifico-buonista, l'idea di selezione della specie umana. È questo che porta Fini ai tre sì».
Addirittura?
«Perché si stupisce? Il cemento ideale dei sostenitori del sì, dell'asse evoliano Fini-Fassino, è l'idea della salute come superamento dell'imperfezione, come misura suprema del bene dell'uomo».
Passi Fini, ma Fassino cosa c'entra con Evola?
«Perché è pagano, anticattolico, superomista. Ha rinunciato al marxismo, ma anche lui ha nel sangue il mito della palingenesi... Brutta fine per un marxista-leninista: dalla rivoluzione delle masse alla rivoluzione delle provette».
Cosa ha in mente Fini?
«Ha capito che nell'Europa dei trattati va di moda il laicismo. Ma non credo che alla fine tutte le motivazioni del suo gesto siano esclusivamente politiche. Ne vedremo delle belle in An».
Potrebbe essere spodestato?
«È la terza volta che Fini agisce in solitudine: fu così anche per il voto agli immigrati e per il male assoluto di Salò. Di questo passo ci troveremo presidente una figura più affidabile, un Ignazio La Russa, o - perché no? - una dama grintosa come Daniela Santanchè».
Però dicono che dopo questa mossa sia in pole position per il ricambio a Berlusconi.
«Quale ricambio? Non ci può essere nessuna successione, a Berlusconi, solo una vacatio volontaria. E in quel caso, almeno che non decida di correre per il Quirinale, vedo meglio piazzato Pier Ferdinando Casini, che si gestisce con più equilibrio».
E Berlusconi cosa deve fare al referendum?
«Capisco la sua incertezza. Deve conciliare le sue scelte con il ruolo di premier di un governo che non ha preso posizione, leader di una coalizione dove ci sono, come abbiamo visto, molte voci contrarie».
Quindi non si deve pronunciare per ragion di Stato?
«Al contrario. Deve dichiarare il suo voto senza farsi frenare dal timore che alcuni astensionisti si facciano elettori per cieco antiberlusconismo. Può anche non pronunciarsi purché si astenga».
Un cattolico-liberale come lei, non dovrebbe andare a votare?
«Per motivi di personale convinzione e per motivi ecclesiali, no».
Motivi personali?
«Sì. Mi spaventa questa teorizzazione del diritto alla maternità da realizzarsi anche non nelle forme e con i mezzi predisposti dalla natura con la divisione e la complementarietà dei sessi».
Non crede che sia una libertà individuale?
«No. Soprattutto se l'unico cemento è l'artificiale illusione delle tecniche di laboratorio, che prescindono dal rapporto umano, dall'amore fra uomo e donna e persino dal desiderio fisico!».
Quindi lei si distinguerà dai «cattolici adulti» alla Prodi?
«Assolutamente sì. Sono, e con orgoglio, un cattolico “infante” A Prodi e ai suoi amici va spiegato che non esiste una via che porta a Cristo, sfiorando Zapatero. E poi, la cosa più importante. Nelle votazioni non si testimonia come dice la Bindi, ma si cerca di vincere, come dico io».