Rivoluzione interiore al chiaro di luna

È stata una battuta ad imprimere una svolta tragica alla vita di Erwin. «Amarti io? Chissà magari se tu fossi una donna!», gli risponde un collega cui l'uomo ha trovato il coraggio di dichiarare il suo amore. Una frase scandita senza troppo riflettere, un po’ per divincolarsi da una situazione assurda, un po’ per tagliare corto. Ma guai a dare risposte così, un po’ a caso, in un anno con 13 lune. E il 1978 è uno di quegli anni: troppe lune ad influenzare lo spleen degli animi più emotivi, anche le battute suonano tutt’altro che innocue boutade. È così che Erwin Weishaupt, lascia il suo lavoro e la sua famiglia a Francoforte per correre a Casablanca dove si sottopone a un'operazione per cambiare sesso. La sua vita è ormai segnata. Non che si senta una donna imprigionata in un corpo di uomo, anzi, è (stato) pure padre felice di una bambina e marito consapevole in passato, ma il suo nuovo amore per il collega è ora devastante, totalizzante. Rinato come Elvira, però verrà rifiutato, quasi deriso e quelle «13 lune» faranno il resto, condannandolo ad una fine tragica, quanto ineluttabile.
Approda sul palco dell’Out Off, fino a domenica, uno de lavori più sottili e travagliati di Rainer Werner Fassbinder, regista, attore, sceneggiatore e drammaturgo tedesco, fra i maggiori esponenti del Nuovo cinema tedesco degli anni Settanta - Ottanta. Il suo primo lungometraggio, L'amore è più freddo della morte, fu presentato nel 1969 al festival di Berlino, dove Fassbinder tornò nel ’72 con Le lacrime amare di Petra von Kant, fino al suo lavoro più noto Il matrimonio di Maria Braun. Morto a soli 37 anni, probabilmente per overdose, nell’82, le sue dolenti note biografiche, così come la sua abilità nel descrivere le «periferie» dell'animo umano, si ritrovano in questo lavoro che rinasce a nuova vita teatrale grazie ad un progetto di Michele Di Mauro e Egumteatro, per la regia di Annalisa Bianco e Virginio Liberti. «Prima di essere la storia di un transessuale - spiega Di Mauro - si racconta la crudeltà dei sentimenti e il bisogno di appartenenza che ognuno di noi prova».
La squadra di Egumteatro ha lavorato direttamente dal film per stendere il canovaccio di questa pièce: «Solo in seguito abbiamo “consultato“ anche la scenografia originale e ci siamo accorti che lo scritto aveva una forza prorompente rispetto a quanto visto», continua Di Mauro. Dalla bidimensionalità del cinema alla realtà tridimensionale degli attori su di un palco, il passo non è breve: «L'opera acquista in volume, sudore, e diventa tattile - aggiunge Di Mauro -. Una vera occasione per vedere rappresentato anche in Italia un teso nudo e crudo di Fassbinder dove, però, non mancano, in una vicenda tragica, anche momenti di ironia e leggerezza».
Un anno con 13 lune
Teatro Out Off,
Fino al 30 marzo
Tel 02 345 21 40