La rivoluzione di Musumeci: stop all'equiparazione tra Ars e Senato

Il leader dell'opposizione al Parlamento siciliano propone la cancellazione della norma del 1965 che equipara gli stipendi di deputati e commessi a quelli di Palazzo Madama: «È un brutto retaggio che ha il sapore di un privilegio»

È un privilegio che si perpetua da quasi cinquant'anni. Ed è un privilegio che pesa, perché fa si che non solo i novanta consiglieri - che privilegio nel privilegio in Sicilia si fregiano del titolo di deputati - ma anche l'ultimo dei commessi abbiano, di diritto, stipendi che i loro colleghi degli altri consigli regionali nemmeno si sognano, perché sono equiparati a quelli di Palazzo Madama. Ma adesso, modificato il Senato, anche in Sicilia si affaccia il vento del cambiamento. E così arriva la proposta ufficiale: stop all'equiparazione tra il Senato e l'Assemblea regionale siciliana. Un modo di fare spending review, ma non solo. Perché togliere quest'unicum che fa della Sicilia una mosca bianca vuol dire anche dare un segnale, chiaro, che i tempi sono cambiati.
A lanciare la proposta non è il governatore Rosario Crocetta, ma il leader dell'opposizione e suo avversario alle Regionali siciliane del 2012 Nello Musumeci. È stato proprio Musumeci, qualche giorno fa, nella convention che si è svolta a Palermo e che parafrasando il libro di Pietrangelo Buttafuoco «Buttanissima Sicilia» ha avuto come tema «È buttanissima#diventeràbellissima», ha lanciato la nuova campagna contro l'equiparazione: «È ora di abolire- ha spiegato Musumeci - la legge regionale 44 del 1965 che lega il trattamento economico dei deputati siciliani a quello dei senatori. È vero che negli ultimi anni le indennità dei parlamentari regionali sono state ridotte di oltre il 30 per cento, ma abbiamo il dovere di abrogarla questa legge, per adeguare i compensi a quelli dei consiglieri delle Regioni ordinarie. È un brutto retaggio che si porta dietro il cattivo sapore del privilegio. La dignità dell'Ars e la specificità dello Statuto si difendono con l'Autonomia responsabile, producendo leggi efficaci per lo sviluppo e comprensibili per tutti. È arrivato il momento di una nuova offerta politica che dia segnali forti e concreti perché la gente torni a credere con fiducia in una classe dirigente più vicina alle esigenze del cittadino».
Non è la prima volta che in Sicilia si ventila un'ipotesi del genere. Nei mesi scorsi anche il Pd, col sottosegretario Davide Faraone, aveva lanciato l'ipotesi. Ma sinora il Parlamento siciliano ha fatto orecchie da mercante. Ora però sull'ipotesi c'è una convergenza bipartisan. Sarà la volta buona? Si vedrà.