La rivoluzione del partito laico

Condivido in grande parte il ruvido e sincero appello di Paolo Guzzanti per un radicale cambiamento di Forza Italia, ma con un'obiezione riguardo alla necessità di un radicale cambiamento della sua classe dirigente, necessità che il passionale Guzzanti chiama idiozie generazionali. L'essere nata come reazione a una gigantesca crisi politica come Tangentopoli, che aveva quasi cancellato la Dc e i suoi principali alleati, ha permesso a Forza Italia il miracolo di costruire una nuova destra e di portarla al potere; ma lo si è fatto, di necessità, con uomini cooptati alla politica e con altri provenienti dalle seconde file dei partiti in via di estinzione. Adesso occorre un ricambio, e non si tratta di età, di giovani o di vecchi: è che la Rivoluzione liberale promessa e non attuata da Forza Italia potrà essere realizzata soltanto da chi è entrato o si è formato nel partito proprio a questo scopo.
La Rivoluzione liberale non è stata realizzata, sostiene anche Berlusconi, per i vincoli e i limiti posti all'azione di governo dagli alleati di centrodestra. Necessità contingenti, insomma. Ma se vuole essere davvero rivoluzionario anche un partito borghese può esserlo Forza Italia deve avere un'identità precisa e determinata di fronte ai suoi stessi alleati, prima ancora che di fronte agli elettori. Riassumerei questa identità nel trinomio individuo, libertà, evoluzione sociale. I primi due termini sono chiari di per sé, e sono tutt'uno con la garanzia - dovuta al cittadino - di poter sviluppare le proprie potenzialità alleggerendolo al massimo dal peso di uno Stato per sua natura accentratore e massificatore. L'indispensabile evoluzione sociale va di pari passo con i primi due termini. Bastano due esempi per capirsi: il pacs e la ricerca sulle staminali. La difesa dell'individuo e della sua libertà non è - non può e non deve essere - in contrasto con il diritto di ognuno di formare con chi vuole la sua famiglia; né si difendono individuo e libertà ponendo alla scienza vincoli sostanzialmente più religiosi che etici.
Questo significa anche che Forza Italia deve essere un partito davvero laico (nel nostro Paese sarebbe già di per sé una rivoluzione) senza per questo cadere nel laicismo a tutti i costi. I valori tradizionali Dio, Patria, Famiglia, tipici e propri di un'altra destra che esiste già, possono essere difesi anche in altro modo: tenendo sotto controllo l'integrazione dei musulmani, come primo esempio; difendendo l'autonomia italiana dal moloch divoratutto dell'Unione Europea, come altro esempio; aiutando in ogni modo le giovani famiglie a trovare casa e lavoro, come terzo, concretissimo esempio.
Tutto il resto verrà da solo, in un partito siffatto: l'affermazione chiara e verace della meritocrazia; l'elaborazione di una cultura nuova, libera dai vecchi schemi della sinistra, del centro, della destra quali li conosciamo sin troppo bene; la capacità di comunicare agli italiani che è ri-nato davvero un nuovo partito, indubbiamente di destra ma consapevole che non tutto quello che viene da sinistra sia da buttare per principio.
Qualcuno dirà che si tratta di teorie astruse non applicabili alla politica vera, la quale si fa contando i voti. Ma quanti voti ha perso Forza Italia nelle ultime elezioni - anche a favore dei partiti più moderati del centrosinistra - per non avere compiuto la promessa Rivoluzione liberale, che non può essere fatta solo di principi economici? Con molte probabilità mancano quasi cinque anni alle prossime elezioni: Forza Italia li usi per compiere una rivoluzione al suo interno. Soltanto allora potrà di nuovo prometterne una al Paese.
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