Rivoluzione di rigore

Franco Carraro si è dimesso dalla presidenza della federazione italiana giuoco calcio. Ne prende il posto, momentaneamente come reggente, il vicepresidente vicario Giancarlo Abete ma tra tre mesi si andrà al voto per l’elezione di un nuovo presidente. Lo psicodramma continua, offre ogni giorno una puntata che scuote e svergogna il mondo del football italiano, già mortificato all’estero dalla violenza negli stadi e dal comportamento di alcuni dei nostri calciatori.
Vengono annunciate altre scosse telluriche che andranno a condizionare l’ultima giornata di campionato e ancora l’avventura mondiale della nazionale italiana in Germania.
La vicenda delle intercettazioni telefoniche che riguardano i dirigenti della Juventus, Luciano Moggi, Antonio Giraudo, il vicepresidente federale Innocenzo Mazzini e l’ex designatore degli arbitri Pier Luigi Pairetto, hanno suggerito, meglio dire alla fine imposto a Carraro, accerchiato dalle polemiche, dalle accuse e anche dalle insinuazioni, di presentare le dimissioni, aspettando lo sviluppo delle indagini che probabilmente coinvolgeranno altri personaggi illustri tra i quali, si sussurra, anche qualcuno assai vicino allo stesso presidente.
È forse soltanto l’inizio di una storia lunga che porterà alla rivoluzione di un mondo, quello del calcio appunto, che ha assunto la forma e la sostanza di un sistema perverso, intossicato dal malaffare come è ampiamente illustrato dalle cronache di questi anni: fidejussioni fasulle, passaporti falsi, società in prefallimento ugualmente iscritte ai campionati su sollecitazione delle piazze in tumulto (dicesi ricatto e paura), processo alla Juventus per abuso di farmaci, scandalo di orologi preziosi donati agli arbitri, partite vendute, squadre retrocesse per provvedimento disciplinare, altre promosse di diritto per meriti storicosportivi.
Esattamente venti anni orsono Franco Carraro venne nominato commissario della stessa Federcalcio dopo le dimissioni di Federico Sordillo per un altro scandalo, il Totonero bis. Per i fedeli della superstizione e della scaramanzia nel 1982 il presidente federale Artemio Franchi dopo lo scandalo delle scommesse che coinvolse, tra le altre, Milan e Lazio, presidenti e calciatori anche azzurri, decise di dimettersi proprio alla vigilia del campionato del mondo in Spagna che poi l’Italia andò a conquistare.
È questa una rivoluzione provocata dalla giustizia ordinaria, le cui intercettazioni non hanno avuto alcun risvolto penale anzi alcune delle quali andrebbero inserite alla voce gossip, con evidente violazione della libertà personale, secondo usi e costumi ormai consolidati nel nostro Paese.
È una rivoluzione comunque doverosa, ritardata e ora invocata dagli stessi conservatori che tra tre mesi dovranno eleggere il nuovo presidente dopo l’ultima votazione che li aveva visti in girotondo attorno a Franco Carraro eletto con il 91,75 per cento delle preferenze, dato di indiscutibile democraticità (!).
Il mondo del calcio non è riuscito negli anni a rinnovarsi, nelle leggi e negli uomini, ha tenuto chiusa la porta agli ex calciatori, presenti invece nei governi in Spagna (Villar), Francia (Platini), Germania (Beckenbauer), ha scelto il compromesso, ha alimentato la confusione dei ruoli, è stato complice e omertoso, ha concesso privilegi, ha badato a far lievitare gli introiti ma anche i costi, tra i più alti d’Europa. Scenario buio, al di là della propaganda di alcuni club. Prospettiva grigia perché non bastano gli uomini, la loro gloria o il loro curriculum, se il sistema è questo. Chi candida Rivera o Zoff dimentica che questi stessi campioni, indiscutibili, hanno dovuto convivere con situazioni ambigue (il Milan di Colombo o la Lazio di Cragnotti).
Dunque la novità potrebbe e dovrebbe arrivare dall’esterno (dopo aver purificato tutte le stanze in Federcalcio e negli altri siti del governo calcistico), augurandosi, anzi impegnandosi che non sia il risultato di una lottizzazione politica. Oggi è utopia, disegno romantico anche perché nessuno sa chi debba salire sulla ruspa e incominciare l’opera di bonifica. Se non ci fossero i telefoni cellulari si potrebbe scrivere e parlare soltanto di pallone. Ma la partita è un’altra.