La rivoluzione Stop a carrelli e auto

Inizia oggi il regime della zona a traffico limitato in Paolo Sarpi e nelle zone limitrofe. Solo i residenti, muniti di apposito pass, potranno entrare nell’area, oltre che i taxi, le ambulanze e i diversamente abili che ne facciano richiesta.
Una decisione presa dal Comune anche, e soprattutto, per fronteggiare il problema del carico-scarico delle merci da parte dei grossisti, che nell’area hanno aperto una rete di attività, e che spesso bloccano il traffico con i carrellini.
Per queste operazioni, adesso, ci saranno delle fasce orarie prestabilite: a chi sgarra, verranno comminate sanzioni salate, che vanno dai 70 euro per l’auto non autorizzata ai 40 (che possono diventare 50 in caso di pericolo) per il carrellino «fuorilegge».
Tutto questo in vista dell’isola pedonale, che dovrebbe trasformare Paolo Sarpi in una seconda via Dante, e i cui lavori dovrebbero iniziare la prossima estate.
Intanto, i negozianti italiani si dividono fra favorevoli e contrari. La stessa dinamica, a sorpresa, avviene nella comunità cinese. Da un lato, appunto, i grossisti, che vedono danneggiate le proprie attività. Dall’altra, i commercianti al dettaglio, che molto hanno da guadagnare da una via pedonale appetibile per i turisti.
Fra loro c’è Ting Sin, da quarant’anni in Paolo Sarpi, dove è approdato assieme alle quattro famiglie che originariamente si sono trasferite in questa zona.
«Penso che tutti rispetteranno le nuove norme - assicura -. Il problema è un altro. Noi cinesi avevamo capito che il Comune avrebbe fatto subito l’isola pedonale, bella ed elegante: invece, a lavori finiti, ci siamo ritrovati la via più brutta di prima. Nessuno è più contento della comunità di vedere via Sarpi chiusa al traffico. E non importa non poter scaricare: troveremo un’altra soluzione. Quello che non va giù è proprio la ztl in sé. Molti hanno rifatto il negozio pensando all’isola pedonale: invece il Comune ha sprecato soldi in questi lavori. Per non parlare del tempo perso, ben due anni. Noi cinesi ci avremmo messo un mese».