Rivoluzione in Texas: i bianchi sono in minoranza

Mariuccia Chiantaretto

da Washington

In Texas dove George Bush tiene corte nella suo ranch battezzato «Western White House», se habla espanol.
Il Texas, secondo i dati dell’ufficio del censimento, è diventato il quarto stato della federazione americana dove la maggioranza della popolazione non è bianca. Gli immigrati, per lo più latino americani, rappresentano il 50,2 per cento dei 22,5 milioni di texani. Gli altri stati in cui i bianchi sono in minoranza sono la California (che col Texas è uno dei due stati più popolosi del Nord America), il New Mexico e le isole Hawai. In Texas, California, New Mexico la maggioranza della popolazione è immigrata dall’America latina. Alle Hawai, il gruppo etnico di maggioranza è di origine asiatica. A Washington, nel distretto di Columbia, i bianchi sono in minoranza da sempre. La popolazione nera sfiora il 70 per cento. Altri stati in cui l’ufficio demografico annuncerà presto il sorpasso della popolazione non bianca sono il Maryland, il Mississippi, la Georgia, New York e l’Arizona.
Il fatto che la popolazione non bianca stia passando in maggioranza pone sfide complesse ai governi locali nei settori dell’educazione e dell’economia. Secondo gli esperti la situazione in Texas potrebbe diventare incandescente se non venissero prese misure per dare alle ex minoranze le occasioni professionali che si ottengono con migliorie nell’istruzione. Neri e latino americani, spiega lo studioso di problemi demografici Steve Murdock, sono di solito i meno istruiti e più poveri. Nel 2000 il 30 per cento della popolazione anglosassone del Texas aveva un diploma universitario, mentre fra la popolazione nera la percentuale era del 15,3 per cento e fra i latino americani l’8,9. «Se non si cambiano questi parametri socio economici - ha spiegato Murdock - il Texas è destinato a diventare uno stato più povero e meno competitivo di quanto non lo sia adesso». Ray Kech della Texas A&M International University di Laredo spiega che il maggior ostacolo all’accesso all'istruzione dei latino americani è la povertà. «Non ho mai incontrato - ha spiegato Kech - un genitore che mi abbia detto non voglio mandare mio figlio all’università. Ho incontrato però tanta gente che si lamenta per i sacrifici disumani che deve fare per dare ai figli la possibilità di arrivare al diploma delle medie superiori». William Frey della Brooking Institution sostiene la necessità di una riforma dell’immigrazione che permetta agli immigrati un livello di istruzione tale da poter competere con i cittadini di origine anglosassone per i posti di lavoro meglio remunerati.
«L’immigrazione serve agli Stati Uniti - ha detto - è importante tenere le porte aperte, ma è altrettanto importante tenere gli occhi aperti su chi arriva. L’immigrazione non controllata inizialmente diventa un problema per lo stato, poi si trasforma in un problema nazionale. L’istruzione è il modo migliore per gestire queste cose.
In Texas, dove i latino americani sono un terzo della popolazione, i loro deputati al Congresso sono soltanto sei. E questo perché la maggioranza degli abitanti di lingua spagnola non ha ancora diciotto anni e non vota.