La rivoluzione «verde» di Sarkozy

Penalizzato l’import dai Paesi che non rispettano Kyoto. Tasse sui camion per favorire i treni. Ma il nucleare resta il pilastro energetico nazionale

da Parigi

Il classico bicchiere mezzo vuoto e mezzo pieno. Questa la sensazione dei media francesi all'indomani dell'attesissima conferenza nazionale sulle tematiche dell'ambiente e dei cambiamenti climatici. Al ministero dell'Ambiente e dello Sviluppo sostenibile, guidato da Jean-Louis Borloo, si sono incontrati gli esponenti di tutte le organizzazioni impegnate in questo settore. C'erano tra l'altro i leader della Fnsea - la principale organizzazione degli agricoltori, favorevole a pesticidi e a Ogm - e quelli dei gruppi ambientalisti che vedono queste sostanze come il fumo negli occhi. La conferenza è stata preparata da quattro mesi di discussioni, coordinate dal governo. Oltre a Borloo, si sono impegnati in prima persona soprattutto i ministri dell'Agricoltura, Michel Barnier, e dell'Ecologia, Nathalie Kosciusko-Morizet. Le conclusioni della conferenza sono state tratte dal presidente della Repubblica, Nicolas Sarkozy, che l'aveva fortissimamente voluta. Ecco i punti chiave dell’iniziativa.
Questioni di metodo. Su questo il successo è indiscutibile. Sarkozy voleva dare al Paese l'impressione di saper suscitare il confronto tra tutte le parti in causa, comprese quelle che non riescono mai a parlarsi. Una vera e propria «terapia del dialogo».
Esempio francese. Sarkozy ha parlato come se volesse fare della Francia un esempio ambientalista per l'Europa intera. Certo oggi le cose non stanno così. Sul terreno dei rifiuti e della «raccolta differenziata», Parigi è in netto ritardo rispetto a molte altre città europee.
Infrastrutture. Sarkozy ha promesso (senza fornire ulteriori chiarimenti) la realizzazione di ben duemila chilometri di nuove linee ferroviarie ad alta velocità. Ha anche detto che lo Stato farà il possibile per favorire il trasferimento dei container dalla gomma alla rotaia e ha ipotizzato una tassa sui camion che attraversano il territorio francese. Pollice verso per la costruzione di nuove autostrade: quelle che ci sono bastano e avanzano. Non dovrebbero essere realizzati neppure nuovi aeroporti, ma su questo punto il discorso potrebbe riaprirsi.
Automobili. Ci sarà (non si sa quando né come) un inasprimento della tassazione per le auto più inquinanti. Respinta l'idea di abbassare da 130 a 120 km/h il limite di velocità sulle autostrade.
Energia. La Francia resta fedele alla scommessa nucleare, che le consente di produrre il 78 per cento dell'energia elettrica grazie ai suoi 58 impianti del genere. Sarkozy non ha toccato il punto più scottante: il programma per il rinnovo delle centrali nucleari obsolete. Ha invece promesso il massimo impegno per incoraggiare il ricorso alle energie rinnovabili.
Carbon tax. Le autorità studieranno l'ipotesi di una tassazione supplementare sulla base dell'emissione di gas a effetto serra. Perplesso il Medef, la Confindustria francese.
Concorrenza. «Il dumping ecologico è inaccettabile», dice Sarkozy nel chiedere all'Ue forme di penalizzazione dell'import «dai Paesi che non rispettano Kyoto». È un modo per colpire la Cina? È una polemica con Washington? Per ora è solo una presa di posizione di principio.
Pesticidi. Sembrava il grande successo della conferenza, ma poi tutto s'è ridimensionato. La Fnsea ha promesso di dimezzare il ricorso ai pesticidi, ma a condizione di disporre di altre sostanze che diano lo stesso risultato. Ossia di altri pesticidi, magari meno inquinanti.
Ogm. Viste le contrapposizioni della vigilia, questo era il punto dolente. Sarkozy ha promesso tre cose in parte contraddittorie tra loro: 1) moratoria limitata nel tempo (potrebbe trattarsi di pochi mesi); 2) azione della Francia nel contesto dell'Ue (circostanza che stempera l'ipotesi di una moratoria unilaterale); 3) creazione di una commissione di studio destinata a operare già a brevissima scadenza. Di fatto le decisioni finali dovranno rispettare il dibattito comunitario, all'interno del quale la Francia vuol giocare un ruolo da protagonista. Il problema è che il Paese è spaccato in due: da un lato la Fnsea (che ha una notevole influenza sul partito di Sarkozy) resta pro-Ogm e dall'altro molte organizzazioni ecologiste sono arroccate nel «fronte del rifiuto».