Roba di 20 anni fa, chiedono l’arresto ora

«È surreale la vicenda di Cosentino: è indagato da vent’anni! Batte persino Berlusconi».
Parola di Antonino Lo Presti, deputato siciliano del Pdl, relatore della giunta per le autorizzazioni a procedere chiamata a decidere sulla richiesta d’arresto per il sottosegretario all’Economia.
Lo Presti non entra nel merito dell’eventuale responsabilità penale del politico campano sott’inchiesta per una presunta collusione col clan dei Casalesi (verrà ascoltato dai colleghi il prossimo 18 novembre). Ma una timida anticipazione di giudizio sembra darla al Giornale che gli chiede conto delle «sensazioni» avute leggendo le 350 pagine della richiesta di custodia cautelare piovute sul suo tavolo direttamente dalla Procura di Napoli.
«Ribadisco che Cosentino è “sostanzialmente” indagato dai primi anni Novanta» nel senso che anche se «formalmente il sottosegretario è sotto inchiesta dal 2001, che è già un’enormità, nei fatti riportati nel provvedimento del gip, lo è da quasi un ventennio». Record ineguagliato e difficilmente eguagliabile, secondo il relatore della giunta: «Nella richiesta d’arresto per Cosentino all’inizio si fa riferimento al numero di ruolo del registro generale che si rifà, appunto, al 2001. Nella prima parte del provvedimento i capi d'imputazione in massima parte si riferiscono a fatti che si sono verificati a far data dall’inizio degli anni Novanta. Questo è indicativo della giustizia a orologeria che c’è in questo Paese e in questo caso in particolare». Nella richiesta del gip Piccirillo, in effetti, il gip scrive che Cosentino «in particolare contribuiva, con continuità e stabilità, sin dagli anni '90, a rafforzare vertici ed attività del gruppo camorrista facente capo alle famiglie Bidognetti e Schiavone». Sempre secondo i magistrati, dalla presunta «alleanza» fra il politico e i clan casertani, Cosentino in tempi preistorici ne ricavava un solido bottino di voti. È scritto infatti che «dal sodalizio riceveva puntuale sostegno elettorale in occasione delle elezioni a cui il Cosentino partecipava quale candidato divenendo consigliere provinciale di Caserta nel 1990 (...)». La collusione di Cosentino con la camorra, secondo quanto afferma Lo Presti basandosi sulle conclusioni dei gip, è dunque vecchia di vent’anni e sarebbe stata realizzata «attraverso il permanere dei rapporti tra imprenditoria mafiosa, amministrazioni pubbliche e comunali; assicurando il perpetuarsi delle dinamiche criminali economiche (...) creando e co-gestendo monopoli d'impresa in attività controllate dalle famiglie mafiose (...). Condotta delittuosa avvenuta in provincia di Caserta sin dall’inizio degli anni ’90 e perdurante» fino ai giorni nostri. Ma allora, si domanda Lo Presti, «perché proprio adesso vengono fuori queste esigenze cautelari?». Già, perché? «Se i magistrati sapevano da tempo che lui era quello che dicono sia - insiste il deputato del Pdl - che bisogno avevano di chiedere l’arresto a ridosso della candidatura in Campania?». E soprattutto, «che necessità avevano di farlo oggi con dichiarazioni dei pentiti che, stando al provvedimento, non sono state verificate e riscontrate?». E a proposito di pentiti, anche dalle parole del collaboratore di giustizia Gaetano Vassallo («colletto bianco» della fazione dei Bidognetti del clan dei Casalesi) emerge che le accuse a carico di Cosentino sono datate. Interrogato il primo aprile del 2008, il collaboratore di giustizia racconta di un incontro avvenuto a Casal di Principe, in occasione del quale, Sergio Orsi, titolare della società Eco4, avrebbe consegnato a Cosentino una busta con dentro 50mila euro. «Quel risalente incontro - afferma Vassallo - ebbe luogo in coincidenza con l'impegno dell'indagato Nicola Cosentino in una campagna elettorale per l’amministrazione provinciale di Caserta», che si svolse nel 1990. Ancora vent’anni fa. Per Antonino «Nino» Lo Presti la giunta non è chiamata a stabilire l’innocenza o la colpevolezza di Nicola Cosentino, ma deve chiedersi se nei suoi confronti vi sia stato un fumus persecutionis, un accanimento giudiziario. «Ribadisco di non voler entrare nel merito delle accuse e della decisione finale della giunta, ma da quello che ho potuto vedere leggendo e approfondendo gli atti che mi sono arrivati dalla Procura di Napoli, questo fumus persecutionis sembra evidente. Lo si è indagato nel 2001 per fatti che risalgono al 1990 e, coincidenza, si è chiesto l’arresto proprio quando era ormai ufficiale la sua candidatura alla guida della regione Campania». Lo Presti si fa allora una domanda e si dà pure una risposta: «Cosa hanno fatto i magistrati in tutti questi anni? L’interrogativo merita una spiegazione esauriente perché se ci si limita a leggere gli atti e a concatenare gli eventi, si può anche pensare male. E ciò, ribadisco, indipendentemente dalle responsabilità contestate al sottosegretario nel provvedimento della Procura di Napoli. Come Giunta ci siano trovati a trattare molti altri casi riguardanti parlamentari di centrodestra e di centrosinistra - chiosa Lo Presti - ma questo caso, non solo per la durata, sembra batterli tutti».(ha collaborato Luca Rocca)