Roberto Carlos e la voglia di "autosqualificarsi"

Paolo Marchi

In genere i calciatori si arrabbiano perché non giocano, ieri invece Roberto Carlos avrebbe volontieri rifiutato la convocazione per affrontare, stasera in trasferta, il Villarreal in una partita che sarà la sua 340ª con il Real Madrid, tante quanto il leggendario Di Stefano, una stella in gravi condizioni di salute. Roberto Carlos al centro di un caso insolito per via di Valdo che in Italia è una marca di prosecco e in Spagna un brasiliano che gioca nell’Osasuna dopo essere passato per il Real Madrid. Tre settimane fa Valdo si infortunò proprio giocando nella capitale, match terminato 1-1. Questo incontro torna adesso di attualità certo non per il risultato, una delle tante mediocrità stagionali dei madridisti, quanto per quello che successe al minuto 18 del primo tempo quando Roberto Carlos entrò duramente su Valdo lesionandogli la caviglia sinistra.
L’infortunato rilasciò dichiarazioni di fuoco: «Roberto Carlos si è messo a ridere quando gli ho detto che mi ero infortunato a causa di un suo tackle. Mi rispose che avrebbe fatto fuori anche gli altri. Ero furioso, mi ha davvero deluso. Non ho capito il perché del suo atteggiamento. Ringrazio Dio che mi abbia colpito mentre avevo il piede sollevato, se fosse stato appoggiato mi sarei rotto tutto. Da quando è a Madrid è cambiato, prima era una persona abbastanza allegra che amava giocare, ora nemmeno si scusa. Mi ha deluso personalmente e professionalmente».
E nemmeno venne espulso («Eravamo a Madrid e il Real è un grande club, noi uno piccolo»), da qui la crisi a getto ritardato di Roberto Carlos che a caldo aveva pure lui ringraziato Dio, che però non lo ascoltò: «Lo feci quando lo vidi rientrare in campo pensando non si fosse fatto nulla. Invece ne avrà per almeno un mese e mezzo. Capisco perché quando ci siamo incrociati mi ha insultato. Mi dispiace molto sapere che il mio intervento gli costerà uno stop così lungo e vorrei rimanere fermo tutto il tempo che lui impiegherà per recuperare. Lo conosco e lo stimo. Non avevo assolutamente intenzione di fargli male. In dieci anni ho lesionato quattro avversari, ma mai deliberatamente».