Roberto Castelli e l’abc del garantismo

(...) con delega pesantissima per le infrastrutture, c’è da giurare che questioni come il Terzo Valico torneranno immediatamente di attualità. Anche perchè con la collaborazione del ministro dello Sviluppo Economico Claudio Scajola e la probabile elezione di Gigi Grillo a presidente della commissione Trasporti del Senato, si può pensare seriamente che si passi dalla fase dei convegni sul Terzo Valico a quella dei cantieri per il Terzo Valico. E, ovviamente, non è una sfumatura linguistica.
Non dimentichiamo che si deve proprio a un’intuizione di Umberto Bossi - ben supportata prima da Giulio Tremonti e da Claudio Scajola e poi portata avanti dalla giunta di Sandro Biasotti - l’Iit (Istituto italiano di tecnologie), una delle poche cose buone fatte in Liguria negli ultimi anni. Un pensatoio d’eccellenza che sta definitivamente decollando. Voluto, pensato, inventato dai «cavernicoli, trogloditi» della Lega. Così, tanto per dire.
E poi Castelli mi piace per il coraggio e la forza nel portare avanti le sue idee: l’altra sera ad Annozero, in tandem con il suo compagno di partito sindaco di Verona Flavio Tosi, ha offerto uno straordinario spaccato di televisione. Dimostrando anche che il travaglismo può essere sconfitto con la forza del ragionamento, senza abdicare. E dimostrando che Santoro può essere battuto non con le censure, ma con il potere della parola e della verità.
Ultimo particolare, il più importante, forse. Che mi piace ricordare in questi giorni, a Genova. Alla vigilia delle elezioni, in un pranzo con Roberto Castelli l’ex Guardasigilli di Cisano Bergamasco (sì, vabbè, è anche mio conterraneo, ma garantisco che non c’è conflitto di interessi etnico) commentò l’indagine su Alfonso Pecoraro Scanio nel più democratico e garantista dei modi. «Guardate, se c’è uno al mondo di cui non condivido nulla e che mi sta antipatico, quello è Pecoraro. Ma, nonostante questo, penso che nell’inchiesta su di lui non ci sia assolutamente niente. Voglio combatterlo con la forza delle mie argomentazioni, non con quella di reati inesistenti».
Per la cronaca, Pecoraro ha perso. Ma non per l’inchiesta. E Castelli ha vinto. Anche perchè non ha cavalcato l’inchiesta. Ecco, credo sia una parabola che ha molto da insegnare a un certo tipo di centrodestra che ragiona, vive, pensa con il travaglismo o il grillismo come faro ispiratore. Ed ha il suo habitat nei media che gli fanno da cassa di risonanza.
Fortunatamente, è una razza in via d’estinzione. E nemmeno da tutelare come i panda.