Robin Hood ora sbanca i casinò «Così posso dare i soldi ai poveri»

Sembra il banco dei pegni di via Botero. E invece è Sherwood. «Sei sepolto dalle bollette? Stai per perdere la casa? Sei sull’orlo della rovina economica? Se è così questa è la tua ultima occasione...» La tristezza è facile perché è una resa, ma nessuna causa è persa finché ci sarà un folle a combattere per essa. Se cliccate www.robinhood702.com, per esempio, vi comparirà una mascherina dove potrete inserire il vostro nome, i soldi di cui avete bisogno e il motivo per cui l’eroe di Sherwood dovrebbe svenarsi per procurarveli. Poi, se l’avete convinto, non vi resta che pregare con Frate Tuck e sperare in Lady Marion. La nuova frontiera della solidarietà passa per Las Vegas, capitale del gioco d’azzardo, dei soldi facili e delle rovine rapide come un giro sulla roulette. Una volta Robin Hood era un bandito della foresta, un nobile decaduto forse, che come sanno anche i sassi rubava ai ricchi per dare ai poveri, adesso è un invincibile asso del black jack che sbanca i casinò per recuperare soldi per curare bambini malati, pagare case ai diseredati, salvare anziani dal marciapiede.
Robin Hood 702, il numero è uno dei codici postali di Las Vegas, è il nuovo eroe della crisi globale, il vendicatore della recessione, l’ultima speranza contro la Grande depressione. Facile e fortunato come un biglietto della lotteria. Ha il sito web, ma il più delle volte sceglie di persona chi aiutare scovando che le storie che lo commuovono sulla cronaca locale. Pone due sole condizioni: che il denaro serva per scopi davvero importanti e che la somma necessaria non superi i 50mila dollari, cioè 35mila euro. E non ti conviene barare: uno perché essendo del ramo se ne accorge subito; due perché comunque fa controllare se quello che dichiari è vero. Pensavano fosse una leggenda metropolitana fino a quando, senza essere inquadrato in viso, è apparso in televisione, intervistato dalla Fox. E decine di miracolati hanno invocato il suo nome, mostrando le prove dei prodigi. Di farsi riconoscere comunque non ne ha la minima intenzione, l'importante è essere coerenti con il proprio destino, con quello che si è veramente. Dicono che un uomo non impari niente quando vince. A meno che la vittoria non serva a pagare il riscatto delle sconfitte di una vita.
Gli ultimi della lista sono Megan e Kurt Kegler. Vivono in una roulotte da quando un tumore al cervello ha aggredito la loro piccola Madison che non arriva ai tre anni. Per operazioni, cure e terapie hanno venduto tutto. E accumulato debiti. Robin Hood 702 ha trovato il numero di telefono e li ha chiamati: «Siete stati scelti - ha detto con le parole del Profeta -. Presto saprete di me». Marito e moglie sono stati accompagnati nella suite del Resort-Hotel Casino di Las Vegas, dove sono arrivati in Limousine per fermarsi l’intero weekend. Tutto a spese dell’eroe che al tavolo del black jack, nonostante l’inizio poco incoraggiante, ha recuperato, vinto e consegnato 35mila dollari sull’unghia come un sacchettino di monete rubate da una carrozza. Fa così con tutti i suoi ospiti. Cene nei ristoranti migliori, piscina coperta, Rolls Royce parcheggiata all’ingresso e maggiordomo a disposizione. Come per Sandra Brown, from Charleston. Non le è rimasto più un soldo da quando li ha spesi tutti per pagare le cure agli anziani genitori, sepolti dai debiti. Per loro ormai più che un eroe è un santo da subito. Perché anche tra i pagani quando una preghiera viene esaudita si chiama miracolo.
Nel sito si presenta senza falsa modestia: «Questo è un uomo che cerca di fare la differenza nelle vite degli altri, sperando che altri facciano lo stesso». E i suoi idoli non sono banali. Richard Philips il capitano del cargo Maersk Alabama, sequestrato dai pirati e poi liberato dal blitz delle forze speciali, durante uno spericolato attacco notturno, una specie di filosofo di riferimento: «È la storia che più mi ha toccato il cuore, mi ha fatto piangere. Quante persone hanno il suo coraggio? Quante sono capaci di seguire esempi così nobili?». La nuova riforma sanitaria di Obama comunque dovrebbe togliergli un bel po’ di clienti. Ma lui, dice, non rinuncerà alla missione. Se vuoi cambiare il mondo, bisogna cambiare il modo in cui lo guardi. E lui sa che per essere diverso deve essere unico.