Robinho, Gilardino Vieira: l’Europa torna spendacciona

La Spagna condizionata dal Real. L’Italia dei conti malati torna a investire. Più morigerati i tedeschi

Jacopo Casoni

Non si può certo dire che il calcio italiano sia un settore «sano» dal punto di vista economico. Eppure il mese di luglio ha evidenziato un’inversione di tendenza che mal si sposa con l’atavica situazione debitoria dello sport della pedata nostrano. Al contrario delle scorse stagioni, vissute in un clima di austerity, i nostri club hanno aggredito il mercato. Il Milan ha preso Alberto Gilardino, strappato al Parma per 24 milioni di euro, e Marek Jankulowski dall’Udinese, costato 8 milioni. Luciano Moggi aveva anticipato che sarebbe stata un’estate all’insegna dei «parametro zero» e degli scambi. Detto, fatto. La triade juventina si è recata a Londra ed è tornata con il capitano dell’Arsenal, Patrick Vieira. Costo del cartellino: 20 milioni di euro. L’Inter ha deciso di concentrarsi sul reparto difensivo e ha acquistato Walter Samuel dal Real Madrid, pagandolo 16 milioni. Inoltre, David Pizarro, metronomo dell’Udinese, è arrivato ad Appiano Gentile in prestito con «obbligo» di riscatto fissato a 11 milioni di euro più il macedone Goran Pandev. Le altre non stanno con le mani in mano. In particolare il Palermo di Zamparini e la Fiorentina dei Della Valle. In Sicilia sono arrivati Caracciolo dal Brescia (12 milioni) e Makinwa dall’Atalanta (7.5). Alla corte di Prandelli sono approdati Toni, proprio dal Palermo (10 milioni), Fiore dal Valencia e Frey dal Parma, entrambi in prestito.
Ma come si inserisce la frenesia del calciomercato di casa nostra nel panorama europeo? Da qualche anno, la patria dei Paperoni è l’Inghilterra. Abramovich ha investito cifre stellari sul Chelsea, e quest’anno non si è smentito. Il «colpo» è il talento del Manchester City, Shaun Wright-Phillips (31 milioni). Inoltre, la difesa è stata puntellata con Asier del Horno, acquistato dall’Athletic Bilbao, per «soli» 16 milioni. I sogni però sono altri. Sheva in testa, ma anche Essien del Lione (pronti 34 milioni). L’Arsenal del dopo Vieira ha pensato al futuro, assicurandosi Aleksandr Hleb, trequartista dello Stoccarda (15 milioni). Meno attivo il Manchester United del neo patron Malcolm Glazer, che ha annunciato di voler stanziare 45 milioni di euro per il mercato. Finora, a parte l’acquisto del coreano Park Ji Sung dal Psv per 6 milioni, siamo fermi alle parole. Il Liverpool ha puntato su Gerrard e la rosa è stata rinforzata con gli acquisti di Peter Crouch dal Southampton (11 milioni), del portiere Josè Reina dal Villareal (12) e del centrocampista del Valencia, Mohamed Sissoko (8).
Controcorrente Liga spagnola e Budesliga tedesca. Nella penisola iberica l’unico club che ha scelto di investire è il Real Madrid. Il presidente, Florentino Perez, aveva abituato gli addetti ai lavori a operazioni lampo portate a termine nei primi giorni di mercato. Quest’anno, l’obiettivo Robinho è stato centrato (27 milioni al Santos), ma con più patemi rispetto al solito. Il secondo acquisto importante delle «merengues» è l’attaccante brasiliano Julio Baptista, strappato al Siviglia per 20 milioni. Il Barça non naviga in acque tranquille. Il rinnovo del contratto di Samuel Eto’o è stato oneroso, per non parlare dei soldi che si dovranno investire su Ronaldinho. Quindi i blaugrana si sono limitati a mettere sotto contratto Mark Van Bommel, in scadenza con il Psv. Il Valencia ha sborsato 12 milioni per David Villa del Saragozza, ma la società è in fase di ricostruzione.
In Germania, allo Stoccarda del Trap è arrivato Tomasson dal Milan, costato 7.5 milioni. Il Bayern ha strappato al Werder il difensore francese Ismael Valerien per 8 milioni, ma ha spedito a Brema il laterale Torsten Frings, incassandone 5. L’Amburgo ha acquistato l’olandese Rafael van der Vaart (7 milioni all’Ajax), garantendogli una squadra che possa lottare per il titolo.
L’Italia, dunque, è seconda solo alla Premier League in fatto di investimenti, ma la prova del nove arriverà tra un anno. I bilanci potranno sopportare questa intraprendenza sul mercato o l’estate 2006 sarà ancora più rovente di quella che stiamo vivendo?