Robinho, santo o stupratore? Il City può perdere anche lui

LondraQuattro mesi per togliersi l'etichetta di nottambulo ingestibile, amante della samba, delle belle donne e della caipirinha. Poco più di una settimana per tornare sulle prime pagine dei tabloid scandalistici: nel mezzo 12 gol con la maglia del Manchester City e la fascia di capitano, meritata sul campo. Prima la fuga precipitosa dal ritiro di Tenerife, ora l'accusa di aggressione a sfondo sessuale. Sembra proprio non sapere stare lontano dai guai Robinho, genio e sregolatezza della nazionale verdeoro. Ad accusarlo, una studentessa di 18 anni che sostiene di essere stata molestata nella notte del 14 gennaio in una discoteca di Leeds, lo «Space». Il giocatore nega tutto. Lo ha ribadito martedì mattina anche alla polizia di West Yorkshire che lo ha interrogato. Un fermo di meno di un'ora poi risolto su cauzione.
Dal carattere esuberante ai limiti dello sfrontato, estroverso, istrionico in campo come fuori, Robinho è il campione attorno al quale lo sceicco Mansour vuole costruire il City dei sogni. Non solo leader trascinatore, ma anche ambasciatore-uomo immagine dell'emiro di Abu Dhabi. Così si spiega la sua opera di mediazione durante la trattativa per l'acquisto di Kakà. Un predestinato scelto direttamente da Pelè agli inizi della sua carriera: nato in un sobborgo degradato, Sao Vicente, dello Stato di San Paolo, non aveva ancora compiuto 11 anni quando O' Rei in persona si accorse di lui e lo chiamò al Santos. Assieme a Robinho giocavano altri campioni del domani, Diego (oggi al Werder Brema), Marcelo (Real Madrid) e Nilmar (ex Lione). A 17 anni il primo titolo nazionale, l'anno successivo la finale di Coppa Libertadores. Robinho comincia ad essere seguito dalla Selecao, ma anche dalla malavita.
Nel 2004 viene rapita sua madre, Marina. Le puntano una pistola in faccia all'ingresso dell'abitazione di Praia Grande: Robinho paga il riscatto ma decide di lasciare il Brasile. Nel suo futuro c'è il Real Madrid, disposto a sborsare 15 milioni di euro. Vince due scudetti, ma con Fabio Capello i rapporti sono burrascosi. Robinho gioca a sprazzi, talento cristallino senza costanza, in compenso diventa uno dei protagonisti delle notti della capitale. La scorsa estate decide che la sua avventura spagnola è ormai giunta al capolinea. C'è il Chelsea dell'amico Luiz Felipe Scolari pronto ad ingaggiarlo, minaccia di smettere se il Real non lo accontenta. I due club si accordano, ma il brasiliano nel frattempo ha già cambiato idea e proprio nell'ultimo giorno di mercato passa al Manchester City per oltre 35 milioni di euro. Giura di essere maturato e in campo stupisce tutti per il rapido adattamento al calcio inglese.
Debutta in Premiership persino con un gol proprio al Chelsea, ironia della sorte. Ora la denuncia, giunta quando non ha ancora pagato la salatissima multa (oltre 200mila euro) per la fuga dal ritiro spagnolo. «Possiamo confermare che Robinho ha avuto un incontro con la polizia relativo alle indagini - si legge in una nota apparsa sul sito del giocatore e firmata dal suo portavoce Chris Nathaniel -. (Robinho) Respinge categoricamente ogni accusa ed è felice di collaborare con la polizia». In attesa dei doverosi accertamenti Robinho non è stato incriminato formalmente: come già capitato ad altri campioni, frettolosamente messi alla gogna dai tabloid ma poi graziati dentro le corti di giustizia. Più che mai nel caso di Robinho, il finale è ancora tutto da scrivere.