«Roby il pazzo», dal comunismo alla crociata anti islam

Arrestato nell’80, si pentì e uscì nel giro di due anni nonostante avesse ucciso un vigile. Ora si autoproclama paladino della civiltà cristiana

da Milano

Lo stavano seguendo da tempo. Da tre mesi, Roberto Sandalo era indagato. Gli ultimi attentati, ieri notte. A Milano, l’ex componente di Prima Linea brucia tre macchine. Una davanti alla moschea di via Quaranta (ed è l’auto di un italiano), altre due (questa volta, di marocchini) al Centro islamico di Segrate, nell’hinterland. La firma è la stessa. «Fronte cristiano combattente». La sigla che sarebbe dietro ad almeno altri tre episodi simili avvenuti nei mesi scorsi. E il «Fronte» è lui, Sandalo. La Digos lo segue fino a casa. Nella sua auto, un arsenale. E un timbro: «Stop Islam».
Così, il vecchio terrorista rosso è arrestato per incendio doloso con l’aggravante della discriminazione religiosa e della detenzione di armi da guerra. Perché il baule della sua Opel è una «santabarbara». Bottiglie incendiarie, cinque litri di liquido infiammabile, due di diserbante - si presume usato come acceleratore di combustione - bottiglie con innesco e miccia, un tubo in metallo di mezzo metro con stoppino e «ripieno» di bulloni, un piede di porco, un fucile ad aria compressa con piombini, un manganello, vernice per imbrattare i muri e - appunto - il timbro «Stop Islam».
Questa è la nuova vita dell’ex Prima linea, la militanza anti-islamica. Lo sa Abdullah Gonzaga, direttore dell’«Islamic Relief», colpita nell’aprile dello scorso anno da un attacco incendiario. «Non siamo sorpresi - commenta Gonzaga -, sapevamo che Sandalo aveva preso posizioni islamofobiche». E lo sanno gli investigatori della Questura e quelli del Nucleo informativo dei carabinieri, che erano sulle sue tracce da quando - in Veneto - viene sorpreso a scrive sui muri slogan contro la comunità araba. In quell’occasione, Sandalo fugge. Ma il numero di targa dell’auto su cui viaggia è il primo indizio a suo carico. Quelle stesse scritte compariranno anche sui muri di Milano, col numero di un cellulare non intestato a lui. Anche per questo, gli inquirenti cercano possibili complici. E poi i roghi, a cui seguono rivendicazioni sempre più allarmanti. Così, in una telefonata fatta da una cabina pubblica dopo l’attentato del marzo 2007 in via Quaranta, dirà che «questo è solo il primo di una lunga serie, d’ora in avanti punteremo più in alto». Per questo, il procuratore Armando Spataro invita a «non minimizzare», perché «chiunque istiga all’odio, o parla di fucili, deve aver presente le possibili conseguenze delle sue parole, perché potrebbe sempre esserci qualche estremista pronto a raccoglierle».