Rocca: «Adesso vado a sciare con Fiorello»

«La nostra crisi? Cambiare tecnici è una sciocchezza»

Paolo Marchi

nostro inviato a Sestriere

Scusi Rocca, l’indomani cosa le fa più male?
«La sconfitta, il dolore alla chiappa per la caduta è una sciocchezza al confronto dell’occasione persa».
È riuscito a dormire?
«Sì, ero tanto stanco che non ho nemmeno sognato».
Forse c’era poco da sognare...
«C’è che devo togliermi l’amaro dalla bocca. Il mio e quello del mio gruppo è stato un grande lavoro di avvicinamento allo slalom olimpico, i tempi lo confermano. Purtroppo, per quanto uno possa lavorare per fare sì che tutto finisca bene, lo sport ti offre due possibilità: vivere o una grande gioia o una grande tristezza, a me è successa la seconda cosa anche se le vere facce da funerale le ho viste su giornalisti, tifosi e allenatori».
Forse perché...
«Forse perché si pensa che uno che è primo nella coppa di slalom debba per forza andare a medaglia, ma non è così. Puoi essere fermato anche dalla cosa più stupida. Il più stressato, comunque, è Vercelli, il mio psicologo. A un certo punto gli ho detto che avevo un analista da presentargli perché lo tirasse su di morale e ha riso».
E lei invece come farà?
«Tornando subito in pista, due giganti in Corea e due slalom in Giappone prima del gran finale di coppa ad Are, in Svezia, dove tra l’altro si svolgeranno i mondiali 2007. Sono così pieno di rabbia che arriverò bello carico fino lassù. L’ultima cosa che mi auguro è di non dovermi giocare la coppetta nell’ultima gara».
E da lunedì 20 marzo? Vacanze?
«Quest’anno sono abolite. Voglio subito impostare la prossima stagione. Il progetto polivalenza è sempre valido, e non vorrei fosse messo in discussione dalla mancanza di risultati ai Giochi. Prendiamo Raich e Schoenfelder, il primo è da diversi anni che brilla su più fronti e Schoenfelder fino all’anno scorso era uno slalomista puro, passato solo l’estate scorsa alla polivalenza senza avere perso smalto nella sua gara preferita. Però la federazione deve avere ben chiara una cosa: i materiali per la velocità devo testarli ad aprile, non a luglio in Cile, allora sarà tardi».
Subito i test. E poi?
«E poi, visto che l’obiettivo è la coppa assoluta, va formata una squadra su misura, tre o massimo quattro polivalenti, perché è impensabile che io possa continuare a restare con gli slalomisti, aggregandomi sporadicamente agli altri settori».
Teme che la mancanza di risultati possa aprire un momento di discussione in federscì con conseguente blocco dell’attività tecnica?
«Sarebbe un errore. Il ct Roda, per dirne una, non sarà con noi in Oriente proprio per preparare gli allenamenti di primavera. L’esempio da seguire è Raich, dosare gli sforzi per essere sempre al top. Se saprò e avrò sempre salute e motivazioni, potrei continuare fino alle Olimpiadi di Vancouver. Due anni li do per sicuri, altri due vedremo».
Zero medaglie può voler dire meno soldi per lo sci alpino?
«Mi auguro di no. Noi costiamo meno di altri settori, soprattutto a livello di coppa del mondo dove allenatori e atleti sono ospiti delle località. Di sicuro costa di più spedire un bob in America».
A inizio Giochi, Isolde Kostner ha sparato contro la federazione per i risparmi fatti nell’anno olimpico...
«La verità è che di questi tempi bisogna sapere ottimizzare tutto e non attaccarsi alle sciocchezze come la mancanza di una bicicletta in Canada. Io posso dire che i tecnici hanno lavorato alla grande perché noi atleti non sentissimo i problemi a monte, ad esempio gli stipendi e i rimborsi che non arrivavano. Hanno rattoppato mille buchi e ogni volta che andavo in pista per allenarmi i paletti li trovavo. Non vorrei che la burocrazia federale si mettesse di mezzo e altri tecnici se ne andassero all’estero».
Pagherebbe per essere al posto di Fabris?
«No, però sto lavorando per fare in futuro ancora meglio. Quanto ho vinto finora in carriera non mi basta».
Non ha mai pensato che le cinque vittorie consecutive l’abbiamo un po’ «fregata», caricandola di troppe responsabilità?
«No, sono state emozioni felici che non hanno prezzo. In fondo questa stagione sono imbattuto: o primo o fuori. Il campanello d’allarme è suonato con il quinto posto in combinata».
Senza medaglia, teme di essere dimenticato?
«Mi auguro di no, anzi visto che Ancelotti e Shevchenko dicevano di tifare per me, spero che mi invitino alla finale di champions o ai mondiali e così Valentino Rossi. Sarebbe brutto se tutti si scordassero di quanto ho comunque fatto. Poco dopo l’errore di sabato mi ha telefonato Fiorello e mi ha detto che presto andremo a sciare insieme, un bel gesto».
Come esce, Rocca, dai Giochi?
«Arricchito, in tutti i sensi. Mi sono presentato da favorito, vedremo in futuro. Di certo non ho più tempo da perdere se voglio raccogliere quelle soddisfazioni per cui lavoro da sempre».