Rocca c’è, ma lancia l’allarme

Maria Rosa Quario

da Levi

Le tribune di Levi sono tutto uno sventolare di bandierine azzurre e bianche, il nome di Kalle Palander campeggia sugli striscioni, tutti tranne uno, dove la scritta «Giorgio» è contornata da cuoricini rossi. «Rocca is sexy!» urla il gruppo di signorine che lo tiene alto nella nebbiolina del pomeriggio lappone a meno 12°.
Kalle Palander ha chiuso con orgoglio una bella seconda manche, era la prima gara dopo l’infortunio di marzo, difficile chiedergli più dell’11° posto finale. Rocca invece è ancora lassù, in partenza, partirà penultimo nella seconda manche, la prima l’ha chiusa al 2° posto a 3/100 da Benny Raich, il duello si rinnova, Giorgio c’è. Si aspetta la rimonta, si pensa al primo slalom della passata stagione, con Raich al comando dopo la prima davanti a Rocca ma in vena di regali e fuori nella seconda, vittoria all’italiano, la prima di cinque consecutive. Chissà se ci pensano anche loro? «Sei nervoso?» aveva chiesto Raich a Rocca prima del via, dopo averlo visto al bar mentre giocava a carte con già in testa casco e mascherina. «Tranquillo, devo solo far prendere la forma agli occhiali. Ma sì, io un po’ nervoso lo sono, e tu?». Benny anche era nervoso, normale, la prima gara mette sempre tensione.
«Nella seconda ci ho provato, ho dato tutto, ma il piede mi ha fatto male, mi è mancata un po’ di disinvoltura». Vero, Rocca ha sciato bene, ma non ha preso rischi, quando è arrivato in fondo la vittoria era già sfumata, lo svedese Larsson gli era davanti per 15/100. Raich non doveva evocare fantasmi, poteva scendere tranquillo, lo ha fatto, c’era Marlies Schild ad aspettarlo al traguardo, come deluderla? Grande prova la sua, Rocca è a 77/100, sale sul podio, come inizio può andare. «Alla vigilia avrei messo la firma per finire tra i cinque, va bene così, anzi forse va meglio così, sapere di dover lavorare per migliorare è stimolante, la stagione sarà lunga, non sono e non voglio essere in forma già adesso, gennaio e febbraio sono i mesi che contano. Per ora va bene così. Per ora».
Va bene sì, e Giorgio è contento, ma quando arriva in sala stampa si fa serio, sente di dover lanciare un Sos: naturalmente si parla ancora del problema economico che sta affossando la Federsci. «Non sono il tipo che si lamenta e durante la preparazione non mi è mancato nulla. Ma qui non avevamo il medico e prima di partire ho dovuto scegliere con cura le cose da portarmi per non eccedere nel peso dei bagagli, perché un chilo in più sull’aereo costa caro». Gli austriaci viaggiano su aerei privati, la situazione in Italia è invece delicata: «I tecnici non hanno sicurezze, non possono farsi un mutuo, io ho 31 anni e un figlio, quasi due, so quanto costa mantenere una famiglia, ma qui c’è gente che lavora sulla fiducia, spinta solo dalla passione. Eppure sono certo che lo sci alpino attiri sponsor, il problema è che la Federazione deve venderci assieme a sport meno interessanti, spiace dirlo perché magari sono quelli che alle Olimpiadi hanno vinto medaglie e noi zero, ma il business invernale è legato allo sci alpino». Già, non certo al salto o al biathlon, men che meno allo slittino e al bob. Qualcosa deve cambiare: mentre le squadre straniere crescono e propongono nomi nuovi, noi siamo fermi a Rocca e i giovani non possono nemmeno allenarsi perché mancano i soldi.