«Rocca più amato di Tomba e Deborah»

«Lui piace a tutti, loro no. Il suo slalom come i 400 metri»

Maria Rosa Quario

Cosa non è ancora stato detto su Rocca in questi giorni trionfali? Lo abbiamo chiesto a Roberto Manzoni, che di Giorgio è il preparatore atletico ma non solo. È anche un amico, di quelli veri, di quelli con cui si fanno le vacanze con le rispettive famiglie, di quelli con cui si apre una buona bottiglia di vino (Manzoni vive ad Asti), di quelli con cui si condividono le gioie e i dolori della vita.
«Giorgio sta imparando a farsi conoscere a modo suo. Con flemma e tranquillità, senza mai alzare la voce. Lui è un tipo curioso, che ascolta molto le persone, ma poi decide con la sua testa, ben sapendo che in caso di errore sarà solo lui a pagare le conseguenze. Giorgio nella vita normale è sorprendentemente normale. È uno splendido papà, un bravo marito. Interpreta ogni ruolo in modo straordinario. Ha avuto infortuni importanti, ma non ha mai amato parlarne, altri ci avrebbero marciato per secoli; è perfezionista».
In molti si chiedono cosa sia successo in questa nuova stagione, quali cambiamenti abbia subito la macchina, l’uomo Rocca. Manzoni ha una risposta molto semplice: «Non è cambiato nulla, Giorgio è arrivato al successo dopo un percorso lungo e faticoso, ora è solo giunto il momento di raccogliere i frutti. Ma anche prima Giorgio era un grande, perché, al di là dei risultati, sfido chiunque a trovare una persona che abbia parlato male di lui. Ma non perché sia un ruffiano, solo perché sa stare sempre al suo posto, con la gente è diretto, non parla degli assenti, piace anche ai rivali. La stessa cosa non si può dire per Alberto Tomba o Deborah Compagnoni, che ho allenato per anni seguendola molto più da vicino di quanto non faccia con Giorgio. Ebbene, lei a qualcuno stava sulle scatole, nonostante fosse una tipa abbastanza tranquilla».
Ma possibile che il nostro campione non abbia difetti? Manzoni ci pensa a lungo, a... lunghissimo. «Davvero non mi viene in mente nulla, se non una caratteristica tipica da livignasco: tira sempre al limite la benzina per andare a farla a Livigno, dove costa molto meno!». Sarà mica taccagno, come Tomba, che in dieci anni di carriera non ha mai offerto un caffè ai suoi tecnici? «No! Con Giorgio si fa fatica a pagare! È generoso al massimo, e non solo per quanto riguarda le cose materiali. Quando va bene divide i meriti con le persone che gli stanno vicine, quando sbaglia, al contrario, si prende tutte le colpe. Pochi atleti agiscono in questo modo».
E a casa, in vacanza, come sono le sue giornate, a che ora si alza, a che ora va a letto, come si comporta a tavola? «Le regole elementari di ogni atleta sono avere un giusto ritmo sonno-veglia e un’alimentazione adeguata. Mangia nei tempi e nei modi adeguati, ma non disdegna un bicchiere di vino. E sa scegliere e apprezzare le bottiglie giuste. L’ultimo libro che ha letto e che mi ha passato è «Siamo fritti» di Mario Giordano. In questa scelta sta la metafora del suo modo di fare: Giorgio è uno che vuole capire, va a fondo ai problemi ed ascolta tutti».
Lei che ha allenato un talento riconosciuto come la Compagnoni ce lo può dire: Rocca è un talento o un campione costruito? «Nello sport il talento è quello che vince e lo fa con una certa continuità, serve che vada oltre?». Se ha qualcosa da aggiungere. «Ringrazio Rocca per avermi fatto fare questa splendida esperienza: la sua era la faccia che mi mancava del talento. Avevo dubbi che fosse un vero talento, ma con gli anni mi ha insegnato tante cose e continua a farlo ogni giorno».
Cosa serve per vincere in slalom, oggi? «Paragonerei lo slalom a una gara sui 400 metri: non vince chi raggiunge la massima velocità di punta, ma chi riesce a distribuire meglio lo sforzo, e Rocca in questo è il massimo».