Rocca salta: «Mi fermo qui»

«La mia stagione è finita, adesso mi faccio operare. Voglio tornare per le rivincite. A parte Matt non ho visto in gara fenomeni»

Nostro inviato ad Åre

A gareggiare in slalom ci ha pure provato, ma sul mondiale di Giorgio Rocca sventola bandiera bianca. Tre mesi dopo l’infortunio patito al ginocchio destro mentre in Canada si allenava in superG, non solo ha ingrossato le file dei delusi, ma ha pure deciso che quella di ieri è stata l’ultima gara di un’annata iniziata con un podio, terzo il 12 novembre in Finlandia, e poi condizionata dall’incidente sei giorni dopo. Il valtellinese ieri è saltato in vista del traguardo della prima manche e nel pomeriggio annuncerà che si farà operare «perché non ha senso, per fare chissà come tre gare, rischiare di compromettere i tre anni che ci separano dai Giochi di Vancouver 2010».
Ragionamento giusto, anche se dopo l’uscita nello speciale olimpico di Torino 2006 e dopo il nulla di ieri («Mi sarei fermato anche in caso di titolo mondiale»), ha sbagliato passo guardando al futuro. Prima però Are: «Stavo andando bene e avrei chiuso a poco più di un secondo da Matt, con i primi. Sono andato troppo diretto sul palo di una porta che girava più del previsto, sono stato istintivo, un errore che fanno i giovani». E lui ad agosto compirà 32 anni. «Non so quanto dovrò stare fermo, tra due o tre mesi conto di essere nuovamente sugli sci e inizierò la mia terza carriera, quella della rivincita. In questa gara non ho visto fenomeni, a parte Matt (Moelgg sentitamente ringrazia, ndr) e i miei stessi allenatori mi hanno detto che me li posso ancora mangiare tutti».
Trentadue anni (quasi) cominciano a essere un muro, Cuche, svizzero, terzo in gigante, ha un anno esatto in più, Strobl (Austria) e Kernen (Svizzera), argento e bronzo in superG, vanno verso i 35, quanti ne avrà il valtellinese a Vancouver olimpica. Siamo nel campo delle eccezioni: «Mi opero per tornare competitivo, per tornare quello che ha vinto 11 volte in coppa. Non ha senso vivere altre stagioni come questa, un podio, un’uscita, un quarto, un sesto, altre uscite. Non c’è divertimento nel competere sapendo di essere zoppo alla gamba destra, tra l’altro quella con cui curvo meglio. Non voglio infangare l’immagine che mi sono costruito vincendo, inanellando inverni mediocri».