Rocca sbaglia di nuovo Ora l’Olimpiade gli fa paura

Schladming: secondo dopo la prima manche, urta una porta con lo scarpone

Maria Rosa Quario

La maledizione di Schladming continua a perseguitare Giorgio Rocca. La seconda manche dello slalom l’ha tradito ancora una volta, l’errore è arrivato a cinque porte dal traguardo, Giorgio non avrebbe vinto, forse, ma sarebbe salito sul podio, chissà, in ogni caso i conti si sarebbero fatti dopo, invece nulla, il boato dei quarantamila assiepati al gelo nello stadio da slalom più bello del mondo è stato solo di consolazione, per lui. Per la prima volta Rocca si è infuriato, nessun gestaccio, no, ma un bastoncino spaccato in due piegandoselo sulla coscia quello sì.
«Due uscite proprio prima dell’olimpiade non ci volevano, ho sbagliato perché ho tirato troppo dritto in quella doppia, ci tenevo troppo a vincere e invece ancora una volta questa pista mi ha respinto, sono furioso perché qui hanno vinto tutti i più grandi slalomisti della storia ma io mai, eppure mi sento uno dei grandi ormai, ma tornerò e prima o poi sconfiggerò la maledizione». Ha ragione Giorgio, l’inforcata di ieri non ci voleva proprio nell’ultima gara prima di Torino, ma il mese che manca allo slalom olimpico basterà certamente a far sbollire la rabbia, a ricaricare le batterie, a cancellare le eventuali incertezze. Dopo una prima manche conclusa in sicurezza al secondo posto a 12/100 da Kalle Palander, ma sarebbero stati 82 i centesimi da Ted Ligety, squalificato per un’inforcata millimetrica, Rocca nella seconda prova è partito ancora cauto e all’intertempo aveva già perso un po’ del vantaggio che aveva sul giapponese Sasaki e su Benny Raich, primo e secondo fino a quel momento. Sul muro maledetto che negli ultimi anni lo aveva sempre tradito, è passato indenne anche se un po’ trattenuto, e quando ha deciso di mollare i freni per recuperare il suo scarpone ha picchiato contro la seconda porta di una doppia, quando al traguardo mancavano altre tre porte.
Che dire? Che l’Italia può consolarsi con i piazzamenti di Patrick Thaler e Paul Hannes Schmid, settimo e decimo, bravissimi a conquistarsi un posto per Torino, ma certo l’uscita di Rocca brucia, anche se non fa altro che dimostrare quello che proprio lui andava ripetendo da mesi e cioè che lo slalom è la disciplina più aleatoria dello sci, che basta un nulla per finire fuori, che basta un secondo per mescolare le carte in tavola. Certo gli avversari di Rocca ora potranno tirare un bel sospiro di sollievo, dopo Vidal a Kitzbuehel ieri è stato il turno di Kalle Palander, il finlandese che non vinceva dal 2004 ma che sta entrando in forma gara dopo gara.
Ora gli slalomisti possono concentrarsi solo sull’olimpiade, dove la pista sarà ben diversa da quelle degli ultimi slalom di coppa. Il pendio della Giovannino Agnelli del Sestriere non ha nulla a che vedere con il ripido di Schladming o di Wengen o di Adelboden e la gara sarà apertissima, una sorta di lotteria. Sono in tanti a far paura, saranno in tanti quelli al via con nulla da perdere: Palander e Vidal, ma certo anche Raich, e i giapponesi Sasaki e Minagawa, e i giovani francesi, e soprattutto gli americani, Ted Ligety e Bode Miller, ieri sera fuori nella prima dopo aver dato la sensazione di essere tornato il grande slalomista di due anni fa. Sarà una prova secca, senza conti, senza sconti, una prova in cui bisognerà dimostrare di avere i nervi saldissimi. Perché il livello e la tensione si stanno alzando e scendere in sicurezza non basterà più.