Rocca sulle nevi di Ferragosto «Voglio la coppa del Mondo»

Maria Rosa Quario

Sono passati quasi sei mesi da quel 25 febbraio in cui l’autosgambetto di Giorgio Rocca nello slalom olimpico del Sestriere fece ammutolire l’Italia dello sci, e non solo. Sei mesi in cui la vita dello slalomista vincitore di cinque slalom di fila lo scorso inverno è cambiata completamente.
La gente lo riconosce, non solo allo skilift sul ghiacciaio di Cervinia come succedeva già in passato, ma anche e soprattutto per le strade delle grandi città. Nella sua casa di Livigno c’è una vetrinetta nuova, la moglie Tania l’ha fatta fare per la coppa del mondo di slalom, ma a detta di Giorgio la sfera di cristallo ci si sente un po’ sola e avrebbe bisogno di compagnia. Il figlio Giacomo è cresciuto, ha nove mesi e mostra una gran voglia di bruciare le tappe, gattonare non gli piace, vorrebbe subito camminare. Elisa Guarnieri, dello staff delle «Iene», è la nuova addetta stampa con l’obiettivo di sdoganare il personaggio Rocca dal mondo dello sci. Max Blardone, Davide Simoncelli e Peter Fill sono diventati invece i suoi nuovi compagni di squadra, anzi del «Super Team», come è stata battezzata la grande novità varata la scorsa primavera dal direttore tecnico Flavio Roda. Obiettivo: unire i migliori specialisti per abolire la specializzazione e stimolare la polivalenza, per portare uno sciatore italiano fra i primi della classifica generale di coppa del mondo, cosa che non succede da troppo tempo.
Sono passati quasi sei mesi dalla grande delusione olimpica, ma Giorgio Rocca non ha nessuna voglia di rispondere alla domanda che da allora gli hanno fatto migliaia di volte. «Per favore non chiedetemi se penso ancora a quel giorno. Ci penso, ma solo come a un momento molto forte ed emozionante della mia vita. C’è stato l’amaro della sconfitta, ma in realtà non considero quella caduta una sconfitta. Io avevo fatto tutto quello che potevo per arrivare pronto allo slalom, è andata male, ma mi è rimasto l’orgoglio di aver attirato una grande attenzione su di me, pochi atleti hanno avuto un tale privilegio e per questo mi ritengo fortunato».
Non pensiamo al passato dunque, ma al futuro. «Il primo obiettivo dopo la conquista della coppa di slalom che inseguivo da anni è la polivalenza. Spero che i miei nuovi compagni di squadra mi aiutino a migliorare nelle discipline non mie, in cambio io potrò insegnare loro qualcosa in slalom. Blardone e Simoncelli in gigante, Peter Fill in discesa e superG sono un bello stimolo per lavorare bene da qui all’inizio di stagione».
Giorgio Rocca ha cominciato gli allenamenti con un po’ meno impeto rispetto al passato, dopo la fine della stagione più impegnativa e stressante della sua carriera ha avuto moltissimi impegni extra sportivi, una bella settimana in Martinica più un giretto in camper nella Foresta Nera con moglie e figlio (e tanta pioggia) sono stati i pochi momenti di relax della sua primavera-estate. Dopo aver fatto slalom per la prima volta lo scorso 9 agosto sulle nevi del Plateau Rosà, ieri è in pratica cominciata la sua nuova stagione con la partenza da Milano verso l’Argentina, prima tappa a Las Lenas per allenamenti di velocità assieme a svizzeri e austriaci, seconda a Ushuaia, nella Terra del Fuoco, per slalom e gigante. Tornerà in Italia il 19 settembre e da quel momento non avrà molto tempo per tirare il fiato, visto che il via di coppa è previsto come sempre a Sölden il 29 di ottobre (con un gigante) e che, grande novità del calendario, i primi due slalom saranno in programma già ai primi di novembre a Levi, a casa di Kalle Palander, il finlandese.
«È chiaro che dopo le cinque vittorie in fila della scorsa stagione voglio di più e voglio cose più importanti, la nuova coppa del mondo di combinata mi piacerebbe molto, anche per dare una compagna a quella di slalom che sta nella vetrinetta di casa. La polivalenza è la nuova parola d’ordine nel mondo dello sci, i giovani sono tutti forti in più di una disciplina, io spero solo che la salute mi assista per arrivare integro alla prossima Olimpiade di Vancouver, il mio vero grande obiettivo per il futuro». Sperando che non sia un altro 25 febbraio.