Le roccheforti rosse si sono svegliate azzurre

Antonio Signorini

da Roma

Vittoria della Casa delle libertà nelle regioni governate dalla sinistra e scricchiolii anche nel Centro Italia, con risultati più che positivi per i partiti di centrodestra nelle roccaforti dell’ex Partito comunista. Tra gli effetti della rimonta silenziosa della maggioranza uscente c’è stato anche quello di aver rimescolato le carte in quelle realtà locali dove l’Unione era data per favorita perché poteva contare sull’appoggio delle amministrazioni locali.
È successo nelle regioni investite dall’ondata rossa delle ultime elezioni regionali. Ad esempio in Piemonte, governato da Mercedes Bresso, presidentessa dei Ds eletta nel 2005 con il 50,9 per cento dei voti, contro il 47,1 per cento dello sfidante Enzo Ghigo. Ieri gli equilibri politici si sono ribaltati e il centrodestra ha riconquistato il primato con il 50,05 por cento dei suffragi (dati del Senato) contro il 49,5 per cento complessivo del centrosinistra. Un chiaro «voto di sfiducia verso Bresso», ha commentato il neosenatore azzurro Ghigo. Anche i giornali di sinistra già ieri hanno parlato di un mancato «effetto Bresso», ma nei partiti dell’Unione c’è chi ha fatto notare che il Piemonte è anche la patria del segretario dei Ds Piero Fassino e che, nonostante ciò, la Quercia ha raccolto un bottino magro: il 16,9 per cento dei voti, in netto calo rispetto alle recentissime Regionali quando i Democratici di sinistra hanno realizzato il 20,1 per cento.
Voti in uscita anche nel Friuli Venezia Giulia, amministrato da Riccardo Illy, candidato della sinistra che nel 2003 fu eletto con molti voti moderati che ora sono tornati al centrodestra: la Cdl ha ottenuto il 54,8 per cento contro il 44,8 dell’Unione. Anche nel Lazio, regione tradizionalmente in bilico tra destra e sinistra e che alle ultime elezioni regionali è passata di mano da Francesco Storace di An al giornalista Piero Marrazzo, la lancetta è tornata a favorire la Cdl al Senato, portando in dote il premio di maggioranza. Una cattiva performance che ha portato il sindaco di Roma Walter Veltroni a prendere sostanzialmente le distanze dal collega governatore con una dichiarazione in cui si sottolinea il risultato di Roma, più positivo per la sinistra.
Al Sud, delusione per il mancato effetto Vendola. In Puglia la Casa delle libertà, con il 51,5 per cento raggiunto alla Camera e il quasi 52 del Senato ha interrotto la «primavera pugliese», come la sinistra aveva ribattezzato l’elezione del governatore di Rifondazione comunista. In Campania non c’è stata la vittoria del centrodestra, ma la performance poco entusiasmante dei Ds (14,1 per cento) è stata interpretata come un segnale che «l’era Bassolino è finita».
L’era della sinistra non è sicuramente finita nelle regioni rosse per eccellenza. L’Unione resta saldamente in testa in Emilia Romagna e Umbria. Ma qualche segnale è arrivato anche qui. In Emilia Romagna il centrosinistra è sceso per la prima volta sotto il 60 per cento e il centrodestra ha portato a casa nove senatori, contro i dodici della sinistra. Alle Regionali Errani conquistò il 63 per cento, mentre alle precedenti Politiche il complesso dei partiti dell’Ulivo incassò quasi il 65 per cento. Il centrodestra emiliano romagnolo ha invece superato il 40 per cento, scuotendosi per la prima volta dai 35 punti percentuali ai quali sembrava condannato. Segnali ancora più netti in Umbria dove la sinistra si è attestata al 57 per cento, ma i partiti della destra sono cresciuti, con Forza Italia al 18 per cento, Alleanza nazionale al 15 e l’Udc intorno al 7 per cento. Rispetto alle precedenti regionali, ha sottolineato Pietro Laffranco di An, «sono da 8 a 10 punti percentuali in più». «Solo gli azzurri - spiega Fiammetta Modena, capogruppo regionale - hanno guadagnato tre punti percentuali un anno. Tutti voti strappati all’astensione grazie a Berlusconi».