Rocchetta «congela» l’intitolazione delle vie

Paolo Bertuccio

«Non c'è nessuna ’guerra delle vie’ in atto. Non c'è stata né ci sarà mai». Giorgio Storace, sindaco di Rocchetta Ligure, paesino della provincia di Alessandria, è più che mai deciso a sgombrare il campo da ogni dubbio. Nessuna polemica, nessuna lite in paese tra i sostenitori dell'intitolazione di una via a Fabrizio Quattrocchi e coloro che intenderebbero riservare lo stesso tipo di onorificenza a G.B. Lazagna detto Carlo, storico capo partigiano: un'autentica icona della sinistra locale, residente proprio a Rocchetta e deceduto nel 2003. «È vero - spiega Storace - le due ipotesi sono state prese in considerazione in maniera informale dalla mia squadra di maggioranza, ma non sono mai approdate in consiglio comunale, né sono mai state oggetto di dibattito pubblico», come d'altronde riportato a suo tempo dal Giornale. Niente Peppone contro Don Camillo, però, come ha scritto un organo di stampa locale evocando attriti paesani tra destra e sinistra. Tutti d'amore e d'accordo, a quanto pare, ma la situazione - assicura il primo cittadino - potrebbe precipitare se strumentalizzata a fini politici. E allora urge gettare acqua sul fuoco, soprattutto da sabato scorso, quando nel corso di una manifestazione in memoria di un altro eroe della Resistenza, Fedor Politaev, il sindaco Storace è stato additato da alcune frange del pubblico come colui «che osa mettere sullo stesso piano Lazagna e Quattrocchi», una specie di eresia agli occhi di molti abitanti di una terra dove la memoria partigiana è considerata più che sacra.
«Penso sia chiaro - sono le parole del sindaco - che considero Fabrizio Quattrocchi un italiano degno del massimo onore e rispetto perché è morto pronunciando il nome della propria Patria, anche se conosceva il rischio connesso all'attività che stava svolgendo in Iraq. Quello che tengo a sottolineare - prosegue Storace - è che lo stesso rispetto deve essere portato anche a Lazagna, il cui contributo alla Liberazione va ricordato ed insegnato alle nuove generazioni». Ma il presunto coinvolgimento di Lazagna nella lotta armata degli anni '70? Non è proprio questo aspetto della vita dell'ex partigiano che ha creato i maggiori imbarazzi al momento di vagliare la proposta? «Quello è un discorso diverso. A parte il fatto che non nulla è stato accertato, questa storia non può cancellare ciò che il partigiano Carlo ha fatto per l'Italia. Al massimo può rappresentare un ostacolo per le pratiche burocratiche, e visto anche che non sono ancora passati dieci anni dalla morte, abbiamo deciso di congelare la decisione». Bloccata anche l'idea di intitolare una via a Fabrizio Quattrocchi? «Sì. Con i consiglieri di maggioranza, dopo averne discusso, abbiamo deciso di aspettare. Vaglieremo anche ipotesi alternative di commemorazione, nel frattempo ci accerteremo di tutte le procedure da compiere per arrivare all'intitolazione di una strada».
Ciò che preoccupa Giorgio Storace è la piega politica che rischia di prendere la vicenda. «Nel nostro Comune, come in moltissimi altri della zona, le amministrazioni non hanno colore politico. Io stesso non ho mai avuto tessere di partito in tasca. Ed è per questo - si duole il sindaco - che sarebbe oltremodo antipatico che in un contesto così si scatenasse un polverone ideologico attorno a due figure che non lo meritano». G.B. Lazagna, infatti, «è sì un simbolo per la sinistra, ma la sua attività partigiana è stata utile all'Italia; d'altra parte, quello di Fabrizio Quattrocchi è un esempio di amor di Patria a prescindere dalla posizione politica». Che riposino in pace.