Rocco, l’italiano medio che diventa super quando fa il Valletto

Papaleo è tutto tranne che una "spalla": ignora il lessico sanremese, non liscia il pelo agli artisti e rifila stoccate a Morandi e a Celentano

Le parole, notoriamente, sono pietre. E nel lessico televisivo ce n’è una, di parolina magica, declinata (e agognata, e reclinata, e scosciata...) 101 volte su 100 al femminile che diventa spesso e volentieri pietra angolare di una carriera, se non, detto papale papale, di una vita. La parola è «valletta»: Gabriella Farinon e Sabina Ciuffini, risalendo agli anni Settanta, cioè all’Alto Medioevo della tv generalista e monopolista, insomma, al Big Bang della mediaticità, ne furono graziosissime e discretissime interpreti, prima di esserne vittime sacrificali. Delicati soprammobili da esporre nei salotti italiani sanremizzati, spalle candide, vellutate, silenti e sorridenti alle quali s’appoggiava, nei tempi morti della colossale recita, la scontata e stucchevole galanteria del Presentatore uomo. L’eccezione, tutt’altro che memorabile, del 2009, quando a far da corona al volpino Paolo Bonolis vennero reclutati cinque non meglio identificati bellimbusti successivamente ripiombati nell’anonimato, conferma ovviamente la regola.
Questa volta no. Questa volta la solita minestra riscaldata e artatamente speziata dalle polemiche molleggiate e un po’ arrugginite s’è arricchita d’un gustoso ingrediente: il Valletto. Non è grazioso, né discreto, né delicato, niente bicipiti scolpiti e ammiccamenti alle potenziali orizzontabili. Non sorride, non scoscia (ci mancherebbe...). Soprattutto, non tace. Dichiariamolo papale papale: Papaleo è il valore aggiunto nel calderone Ariston. Tratta il Morandi da pari a pari, e anzi, gli tira qualche stoccatina fra il serio e il faceto; i cantanti non li blandisce con introduttive frasette al miele (unica concessione quella per Arisa, «paisana mea»); riempie le pause arricciando i baffetti da appuntato e, essendo buon attore, lavorando sul diaframma esalta il timbro di voce mediterraneo, roco, familiare.
Una personalissima e artigianale indagine demoscopica condotta da chi scrive, fra il primo e il terzo caffè di ieri mattina, su un significativo campione composto da vicine di casa tardone, amiche e colleghe ha rivelato che le signore telespettatrici over 40, cioè quasi tutte, gradiscono, del Rocco-antibarocco, la mascolinità normale eppure non sobria, l’immediatezza senza scorie cerimoniose e quella certa aria di chi, senza volerlo, si trova al centro dell’ambaradan. Senza contare che, a disinnescare la bomba Adriano, vale più una sua frase che dieci cda Rai. «Madonna com’è stato geniale Celentano ad aver ospitato Sanremo nel suo show», ha gracchiato il Nostro, dando così una mano di bianco, in un colpo solo, oltre che al sepolcro imbiancato della Via Gluck, ai papaveri (e alle papere) di Viale Mazzini.
E poi, il colpo di genio genuinamente nazionalpopolare: la mamma. Che è sempre la mamma, cascasse il mondo e cascassero persino gli ascolti. La signora Giacomina non è stata, nella telefonata cult dell’altro ieri, un diminutivo, al contrario, la cifra distintiva, per quanto teatralizzata il giusto, di quelli che, più o meno in zona Sanremo, un altro vecchio medio-man, Eduardo De Crescenzo, interprete della mitica Ancora, cantava così: «Gli uomini semplici/ sono sempre eroi/ hanno gli occhi di tuo padre/ gli occhi tuoi/ amo te che non sei/ diva o superstar/ nei tuoi occhi limpidi/ la vita mia». Normale: dunque straordinario. Come Rocco, compare nostro.