Rocco, il vigilante che dà una lezione ai politici genovesi

Con 34 anni di anzianità e quaranta ore di straordinario alla settimana tira su mille e 400 euro al mese. Non è mica stato sempre così però: in Sicilia, a Caltanisetta, da ragazzino, gli davano 200 lire al giorno per raccogliere le mandorle dall’alba al tramonto, qualcosa di meno per le olive, a novembre. Poi per fortuna c’erano le arance, i tarocchi. Ma tant’è. Rocco, 58 anni, che di mestiere fa il vigilante alla portineria della Regione, lo conosce bene il valore dei soldi. Un po’ perché non è che ne abbia mai avuti da buttare via: tanto tempo fa, quando la mamma a 44 anni era rimasta vedova con 5 figli, lui, uno dei due maschi, a undici anni aveva deciso che si doveva rimboccare le maniche per dare una mano a casa. Una volta venuto a Genova, a vent’anni, ha trovato un lavoro, si è fatto una famiglia sua, ha avuto due figli e ha continuato a lavorare magari mettendo da parte quando si poteva «qualcosa come mi ha insegnato mia madre e come ho insegnato ai miei figli».
Rocco è uno dei tanti genovesi che ha visto passare davanti agli occhi, dalla televisione, le immagini di fango e disperazione che hanno segnato per sempre la storia di Genova. Immediatamente si è chiesto cosa poter fare e una risposta l’ha trovata subito nella sottoscrizione aperta dalla redazione di Genova del Giornale. «Voglio contribuire anche io», ha detto al telefono al caporedattore Massimiliano Lussana, che è rimasto colpito dalla generosità di un semplice cittadino, un non politico, mentre la sottoscrizione era rivolta proprio a stimolare il metter mano al portafoglio di chi la politica la vive in prima persona. Così è stato. Adesso Rocco aspetta «solo di prendere lo stipendio per vedere cosa mi arriva sto mese, ma dai 30 ai 50 euro ce li metto di sicuro». Suo figlio lavora in un negozio nelle zone alluvionate e lui stesso ha visto di persona tanta disperazione tra i commercianti che hanno perso tutto in pochi minuti. «Qualcosa bisogna che facciamo tutti», dice saggiamente Rocco. Pescando dalle sue tasche. E non è cosa da tutti. «Vabbé non faccio mica niente di speciale - si schermisce lui - non mi faccia mica pubblicità...». Sarà ma sono proprio questi gesti «non» speciali a rendere speciali i genovesi.