Il «rock-cabaret» dell’irriverente Amanda

Difficilmente inquadrabile, irriverente, e insomma libera: Amanda Palmer si gode, a 32 anni, la sua avventura solista senza sensi di colpa o titubanze. L'ex cantante dei bostoniani Dresden Dolls (ex non del tutto, la marcia indietro è sempre possibile: il batterista Brian Viglione è lì che aspetta) si gode un tour che, dopo le tappe di Germania e Svizzera, la porta qui in Italia, al Music Drome di Milano, stasera (ore 21) per un concerto che si annuncia imperdibile per gli appassionati di underground e rock «teatrale». La voce rotonda, mascolina e perfettamente dark della Palmer non è di quelle che si dimenticano. E il personaggio non è da meno: come ha recentemente dichiarato alla stampa, le smancerie da popstar in gonnella non fanno per lei. Amanda Palmer è in tournée sull'onda del suo album da solista Who killed Amanda Plamer?. Un pizzico di nostalgia anni '90 ad uso e consumo del nuovo secolo, e sicuramente anche un gioco, che è poi una delle ragioni che portano questa artista a fare spettacoli intriganti, in bilico tra esibizione rock tradizionale e messa in scena in genere burlesque e cabaret tedesco anni '20. Le radici, in fondo, sono quelle sin dagli esordi dei Dresden Dolls, il duo di Boston che abbinava fiammate dark (Siouxie Sioux e Cure, senza contare che Palmer e Viglione si sono conosciuti a... una festa di Halloween, nel 2001) al vaudeville stile Repubblica di Weimar, e che si segnalò nel 2003 con l'album omonimo. Lo show della Palmer è quindi un andare e venire tra intuizioni dal sapor d'avanguardia e un abile rifugiarsi in una formula, quella del concerto «teatrale», che nei «progressivi» anni '70, i tempi di Jethro Tull e Genesis, era quasi la regola.