Il rock di Elisa è un sogno meccanico

Il suo «Mechanical Dream» in Italia doveva passare solo per Verona, all'Arena. Ma il rock di Elisa è di quelli che fanno rima con il tutto esaurito, ed ecco dunque un secondo live a Roma, e un terzo, questa sera, per il gran finale milanese al Datchforum (ore 21). Per la cantante veneta è un momento magico: il successo come interprete e autrice musicale non è più una sorpresa (il greatest hits «Caterpillar» è uscito quest'estate in Europa, Giappone e Stati Uniti); a questo è seguito quello teatrale, come curatrice e direttore artistico del musical «Hair» (uno dei migliori incassi teatrali della stagione scorsa); infine l'ultimo progetto all'insegna della commistione di immagini e suoni. Lo show di Elisa - due ore di video, danza, poesia legati dalla musica - è stato definito dalla stessa protagonista «come un sogno e uno sfogo di immaginazione. Da anni ero tentata da un progetto simile, ma non trovavo l'occasione giusta: le idee se ne stavano in un cassetto». Ora, quelle idee esplodono letteralmente dentro una scenografia suggestiva che cerca di rispecchiare le due fonti ispirative tradizionali del rock di Elisa: l'energica spigolosità del ritmo e le armonie sognanti, che da sempre si sposano con le straordinarie capacità vocali di quest'artista spesso avvicinata alla canadese Alanis Morissette. «In Mechanical Dream - ha spiegato la cantautrice - ci sono i rumori dei cantieri della mia Monfalcone e la tranquillità della natura, che mi ispira da sempre». I fan di Elisa più conservatori non vanno comunque incontro a delusioni: nello show della propria beniamina fa corposa presenza di sé un repertorio storico, con i più grandi successi dell'artista. Ad accompagnare Elisa, la band formata da Andrea Rigonat alle chitarre, Max Gelsi al basso, Andrea Fontana alla batteria e Gianluca Ballarin alle tastiere.