Il rock graffiante targato Fossati

Ci aveva abituato a concerti «seduti» Ivano Fossati, da sala del tè delle emozioni, al piano a sciorinare versi e poesie, melodie e parole. Dopo il grande successo di quest’estate al Parco della Musica e in occasione della Notte Bianca, l’«Arcangelo Tour» del cantautore genovese riparte con la nuova fase teatrale, che approderà giovedì 8 febbraio all’Auditorium Conciliazione, dalle 21.
Con Fossati la stessa band che ha registrato l’album e che l’ha accompagnato nei travolgenti concerti estivi. Il tour che ha seguito l’uscita de «L’Arcangelo» presenta il cantante in una (quasi) inedita versione rock. È ancora negli occhi e nelle orecchie di chi era presente lo scorso luglio nella Cavea del Parco della Musica, un Fossati in grande forma, accompagnato da una band alla sua altezza e incorniciato dai magnifici murales dipinti dal Dario Ballantini di Striscia la notizia («un uomo dalla doppia vita» lo ha definito il cantautore).
Come in quello estivo, anche nel concerto invernale di giovedì le canzoni in scaletta, srotolano il repertorio più bello dell’artista. Celebre universalmente per La mia banda suona il rock, ma autore di ben più alti capolavori - , brani vecchi e nuovi saranno rivestiti da chitarre elettriche sferzanti, dal basso e da una batteria rock come - forse - solo ai tempi dei Delirium, prima band di Fossati agli esordi. Il pianoforte ci sarà, certo, ma arriverà solo nelle liriche più delicate, come la splendida «C’è tempo» («Dicono che c’è un tempo per seminare e uno più lungo per aspettare io dico che c’era un tempo sognato che bisognava sognare»). Cappellino militare con visiera e chitarra in braccio, il look con cui si è presentato quest’estate già rivelava la svolta dinamica. Certo, lo stile evocativo delle sue canzoni non si perde, la sua voce calda accompagna come sempre parole che sono come spazzole morbide che pettinano anime in subbuglio. In repertorio brani come L’amore fa («l’amore fa belli gli uomini, sagge le donne, l’amore fa cantare le allodole»), Ci sarà, Una notte in Italia. La poesia è il vero tratto distintivo della scrittura di Fossati. Capace di parlare di qualsiasi argomento con il tocco leggero, l’arguzia, l’ironia, la metafora pungente al posto degli slogan di grana grossa. Ivano Fossati ha scritto canzoni per molti grandi nomi della canzone italiana come Mina, Patty Pravo, Fiorella Mannoia, Gianni Morandi, Ornella Vanoni, Anna Oxa, Mia Martini, Loredana Bertè, Adriano Celentano e moltissimi altri. Ha tradotto canzoni di Chico Buarque de Hollanda, Silvio Rodriguez, Djavan, Supertramp.
Oggi l’artista genovese è uno dei più lucidi e forbiti musicisti del nostro tempo. In questo Fossati vanta un «pedigree» impeccabile: il suo linguaggio, le sue riflessioni ad alta integrità morale e civile, ne fanno una sorta di coscienza critica che va al di là della musica. Merito anche di un linguaggio scabro ed essenziale, figlio della sua terra ligure. Per questo nuovo tour invernale, il musicista eseguirà per la prima volta in scena Il Battito, cuore del suo ultimo lavoro discografico, e sorprenderà il pubblico dell’Auditorium con la versione blues di Dedicato. Un concerto che si preannuncia intenso e solare, che partirà a ritmo di ska (Terra dove andare) e si concluderà sui temi civili e pacifisti cari a Fossati (Sigonella) per due ore di musica ad alta gradazione emozionale.
Sul palco, oltre allo stesso Fossati, Pietro Cantarelli alle tastiere, Claudio Fossati alla batteria, Daniele Mencarelli al basso, Riccardo Galardini e Fabrizio Barale alle chitarre, Marco Fadda alle percussioni e Mirko Guerrini ai fiati.