«Rock non vuol dire droga» Così Marianne piange Amy

Ieri sera è stato assegnato il premio Janis Joplin a Marianne Faithfull, icona nella storia del rock. Il premio è un riconoscimento alla sensibilità umana e artistica dimostrata dall'artista nel corso della sua lunga carriera. Marianne Faithfull è stata protagonista della swinging London di frequentazioni ingombranti, vittima per lunghi anni di droga e oblio ma è diventata una star della scena internazionale. In 47 anni di carriera ha dimostrato di essere una delle artiste musicali più peculiari, intriganti e anticonformiste della Gran Bretagna. Si è evoluta passando dall'immagine dell'ingenua cantante dalla voce tremula del suo album di debutto «As tears go boys»(1964, la prima canzone in assoluta scritta da Mick Jagger e Keith Richards) fino a diventare l'icona dal timbro struggente e cantautrice dalla forte carica emotiva. Come riconferma delle sue qualità ha presentato, ieri sera sul palco dell'Arena del Mare, il suo ultimo album da solista «Horses and High Heels». «Non faccio mai cose convenzionali - racconta la cantante riguardo il suo ultimo lavoro- sentivo il bisogno di fare un piccolo meraviglioso disco di musica pop. Così ho deciso di registrarlo nel quartiere francese di New Orleans per racchiudervi la straordinaria maestria musicale della città. Volevo divertirmi e trovare dei grandi musicisti; e ovviamente New Orleans è più economica di New York».
L'album è una miscela di soul, blues, folk, country, jazz-pop vivace e un accattivante guitar-rock, il tutto accompagnato dalla sensazionale voce della cantante con spiccate influenze derivanti dalla improbabile combinazione di jazz, musica classica e musica dei «cattivi» Grinderman di Nick Cave. Alla domanda sulla recente morte per overdose di Amy Winehouse, Marianne Faiuthfull ha risposto in modo sbrigativo: « I più addolorati sono stati i genitori di Amy. Non mi sento di dare consigli su questo argomento, in quando è palese che la droga faccia male. Se uno te la offre tu non sei obbligato ad accettarla. Amy ne abusava perché aveva dei problemi profondi. Per me, la droga è un discorso chiuso. E il mio ultimo album ne è la dimostrazione. Rock non è sinonimo di droga ».
E continua: «Sono uscita dalla depressione, e penso che ne sia valsa la pena. Ho trascorso dei brutti periodi negli anni '70, ma poi le cose sono andate bene».