«Il rock è satanico»: decine di arresti in Iran

E il presidente Ahmadinejad: «Gli israeliani vivano altrove»

Sognavano un «rave» tutto musica e trasgressione, ma dovranno fare i conti con il carcere e i tribunali islamici. È finito così il martedì da leoni di decine di rockettari iraniani illusisi di poter sfuggire, per un giorno solo, alle inflessibili regole della Repubblica islamica.
Si erano dati appuntamento in una casa privata di Karaj, a una trentina di chilometri dalla capitale, avevano invitato i gruppi underground più famosi, avevano fatto girare la voce via internet, avevano predisposto un servizio d’ordine per avvistare la polizia e scongiurare visite indesiderate. Ma la sorpresa è arrivata lo stesso. I gruppi accordavano bassi e chitarre. Gelareh, la cantante dei Vahid Dj, star virtuale del rock clandestino iraniano, salutava suoi fans, il pubblico si affollava nelle stanze quando hanno fatto irruzione i pasdaran e i poliziotti delle unità per la prevenzione del vizio. Non hanno risparmiato nessuno. Prima hanno radunato le ragazze senza velo, poi hanno identificato e ammanettato cantanti, strumentisti, organizzatori e semplici spettatori paganti. In capo a qualche ora tutti si sono ritrovati dietro le sbarre, accusati di aver inscenato spettacoli «satanici» e aver tenuto comportamenti «osceni».
Un ennesimo segno di come la svolta imposta dagli irriducibili del regime stia invadendo anche quell’ambito privato e domestico dove, fino a oggi, venivano tollerati i raduni, le feste e le esibizioni più trasgressive.
Per capire come giri il fumo, del resto, basta ascoltare il presidente Mahmoud Ahmadinejad. Esauritosi il periodo di silenzio raccomandatogli a suo tempo dalla Suprema guida Alì Khamenei, il presidente riprende ad esternare sparando a zero sullo Stato ebraico. «Gli israeliani possono cercarsi un posto in cui vivere fuori dalla terra palestinese, il nostro sostegno al diritto a uno Stato palestinese è senza condizioni, e gli israeliani possono andarsene altrove», ribadisce il presidente in un’intervista pubblicata alla vigilia della sua visita in Algeria dai quotidiani locali.
Nell’intervista Ahmadinejad bacchetta anche la «visione parziale dei diritti umani» dell’Occidente. «In Europa - sostiene - esistono prigioni segrete, negli Stati Uniti si ascoltano le conversazioni private, in Gran Bretagna si spia la gente con le telecamere, in Palestina Israele commette carneficine. Ma nessuno si scandalizza». In Iran polizia e autorità non esitano, invece, a definire scandaloso il comportamento delle decine di ragazzi arrestati durante l’irruzione di Karaj.
Secondo Reza Zarei, comandante della polizia provinciale, gli agenti hanno sequestrato 150 bottiglie di bevande alcoliche, molte dosi di hashish e marijuana e oltre 800 cd definiti «immorali». Le donne finite in gattabuia sono accusate di aver indossato vestiti osceni. I termini vanno calibrati secondo le interpretazioni più inflessibili della legge iraniana. Per trasformare un cd in un oggetto immorale basta stamparci in copertina la fotografia dei suoi protagonisti. Nel caso delle donne, per essere accusate di comportamenti osceni è sufficiente aver lasciato all’ingresso velo e mantello esibendo gonne troppo corte o abiti scollati.
La sfida degli inquieti rockettari di Karaj rappresenta comunque una novità anche nel panorama di una gioventù iraniana sempre più decisa a sfuggire al controllo del regime. Sfruttando il passaparola via internet, gli organizzatori hanno tentato per la prima volta di far emergere la musica di gruppi semiclandestini come i «Rock Daniel», i «Maral», i «Rap» e i «Vahid Dj», dall’ambito virtuale a quello reale. E, sfida tra le sfide, non hanno esitato a far esibire Gelareh, la cantante solista dei «Vahid Dj» simbolo della ribellione alla legge che permette alle donne di cantare solo in manifestazioni corali.
Ma gli illusi animatori di Karaj non avevano fatto i conti con i servizi segreti. Gli inflessibili 007 di regime li tenevano nel mirino da settimane, e come fa capire il comandante Zarei sono stati loro a mobilitare la polizia e a decidere la fine dell’«immorale» raduno.