Roger Waters celebra il capolavoro dei Pink Floyd

Restiamo sul classico, deve aver pensato Roger Waters meditando sullo scarso successo di Ça ira, complesso melodramma dagli echi belliniani ispirato alla Rivoluzione francese. Così è tornato a eseguire in versione integrale il capolavoro pinkfloydiano The dark side of the moon. Lo ha fatto l’estate scorsa (a poca distanza dalle esibizioni dell’amico-rivale David Gilmour), lo rifarà domani al Datchforum.
Un successo annunciato per un superclassico che non tramonta mai. L’album uscì nel 1973 diventando uno dei più clamorosi successi nella storia del rock. Non certo il disco più bello dei Pink Floyd ma quello più amato dal pubblico; un lavoro che è rimasto nelle classifiche un quarto di secolo (in quelle di Billboard entrò nel ’73 e non mancò una settimana fino all’aprile 1988) vendendo quasi quaranta milioni di copie. Da The dark side of the moon - tecnologicamente avanzatissimo quando uscì - emerse un incredibile magma di melodia, rumorismo, folk, rock, sinfonismo, suoni eterei e meccanici (il sintetizzatore che simula uno schianto d’aereo, la cacofonia di sveglie di Time, i registratori di cassa di Money) un meraviglioso e al tempo stesso terrificante delirio timbrico e sonoro. Waters stesso lo definì «raccontare la vita esemplificandola col battere del cuore, stanandone le pressioni antivitali, parlando di quello che porta la gente alla pazzia»; o ancora «l’alienazione dell’uomo legata alle infinite pressioni che ci spingono verso vette illusorie. Idoli insomma, come il denaro, il successo, il potere, l’aggressività».
Paroloni per un disco da record il cui successo stupì gli stessi Pink Floyd, tanto che il tastierista Richard Wright (oggi con Gilmour) dichiarò: «Non capisco perché continui a vendere, forse ha toccato qualche nervo scoperto, sembra che tutti fossero lì ad aspettare che qualcuno facesse un disco del genere». Così quello che originariamente doveva chiamarsi Eclipse è diventato un punto fermo nel pantheon del rock e non sente neppur oggi l’usura del tempo. Waters lo ripropone con la sua band (i Pink Floyd si sono riuniti per l’ultimo Live 8 ma i contrasti tra Gilmour e Waters ormai sono insanabili. Waters se n’è andato nel 1983 dopo l’uscita di Final Cut mentre Mason, Wright e Gilmour hanno proseguito l’avventura) in un lungo spettacolo ricco di suggestioni e tecnologia. Con Dark side Waters gioca sul velluto (show tutto esaurito da tempo) pescando un pubblico trasversale che non conosce la nostalgia, e soprattutto conquistando a getto continuo le nuove generazioni. Nella prima parte del concerto Waters eseguirà alcuni classici suoi e dei Pink Floyd; nella seconda l’album completo, seguendo un po’ il canovaccio del cofanetto più dvd celebratico dell’anno scorso In the flesh.
Roger Waters
Datchforum di Assago
domani sera ore 21