Rognoni incompatibile: è consigliere della Rai ma non molla la Camera

Il deputato Ds non si dimette e mantiene le due poltrone

Da lì, non si schioda: Carlo Rognoni, deputato dei Democratici di sinistra, ulivista e «prodiano» inossidabile, è stato eletto da un paio di mesi membro del consiglio di amministrazione della Rai, ma continua a starsene tranquillamente al proprio posto alla Camera.
Eppure, le regole parlamentari parlano molto chiaro, in circostanze di questo genere, quando cioè si verificano casi di manifesta incompatibilità. Lo prevede, in particolare, la legge 15 febbraio 1953, numero 60, all’articolo 2: l’interessato deve lasciare l’incarico. Con conseguenze non certo secondarie: fra l’altro, il seggio vacante deve essere rioccupato tramite nuove consultazioni elettorali, a meno che - ed è questo il caso attuale - non ci si trovi «nell’anno di fine legislatura in cui non sono previste elezioni suppletive».
Nel caso specifico, se Rognoni rinunciasse all’incarico parlamentare, non potrebbe essere sostituito da qui a fine legislatura, e quindi i Ds - ma soprattutto gli ulivisti fedelissimi a Romano Prodi - perderebbero un esponente di punta.
Che sia questo il vero motivo dell’indugio, altrimenti ingiustificato visto il chiaro regolamento delle Camere, è un’interpretazione sempre più accreditata a mano a mano che passano le settimane e la situazione rimane cristallizzata.
Nel frattempo si è riunita, in più occasioni, la Giunta delle elezioni di Palazzo Montecitorio, sotto la presidenza di Antonello Soro (che milita nella Margherita), per esaminare le cariche ricoperte dai deputati «ai fini del giudizio di compatibilità con il mandato parlamentare».
Dagli atti delle sedute e in particolare da quanto è stato discusso e approfondito nelle riunioni più recenti della Giunta e del «Comitato per le incompatibilità, le ineleggibilità e le decadenza», che formula le proposte alla Giunta stessa, si vede come Rognoni e gli altri deputati nominati consiglieri di amministrazione della Rai (Giovanna Bianchi Clerici della Lega nord, Gennaro Malgieri di Alleanza nazionale e l’ex ministro Giuliano Urbani di Forza Italia), di fronte all’invito del presidente, abbiano ritenuto di non doversi esprimere. E tutto è rimasto come prima.
La Giunta ne ha preso atto, ha stabilito, dopo attenta e approfondita discussione, che «può deliberare con una votazione sulla proposta di incompatibilità delle cariche di consigliere di amministrazione della Rai», ma, «constatata la mancanza del numero legale fissato nella maggioranza dei componenti», e «apprezzate (bontà sua, ndr) le circostanze», si è aggiornata a data da destinarsi. Ovviamente, a dopo la pausa estiva dei lavori parlamentari.
L’effetto, per quanto riguarda il caso Rognoni, è evidente: ai cittadini genovesi del collegio 8-Genova San Fruttuoso, che comprende in particolare Centro storico, Foce, Carignano, Castelletto e appunto San Fruttuoso, viene impedita la rappresentanza in parlamento per un anno. Se Rognoni si fosse dimesso per tempo, infatti, ci sarebbe stato il tempo per indire nuove elezioni. Le prese d’atto, le controdeduzioni, gli indugi e, soprattutto, le esigenze partitiche o di schieramento hanno finito per prevalere sui diritti dei cittadini. Che però, alle urne nella prossima primavera, in un collegio considerato a suo tempo difficile per la sinistra, avranno modo di «vendicarsi».