Rogo del Gargano Il secondo indagato è un agricoltore

da Foggia

La magistratura cerca di chiudere il cerchio sulle responsabilità del rogo del Gargano e individua un secondo presunto responsabile. Intanto l’Italia continua a bruciare e scende in campo anche il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che sollecita «una mobilitazione permanente di ogni risorsa disponibile». E il premier Romano Prodi invita a «resistere agli attacchi di coloro che non vogliono bene all’Italia».
Appelli che arrivano mentre la procura di Lucera iscrive nel registro degli indagati una seconda persona dopo il dipendente dell’Anas che, secondo la denuncia di un turista, non sarebbe intervenuto per spegnere un focolaio di incendio e non avrebbe fatto nulla per dare l’allarme. La seconda persona nel mirino della magistratura è il proprietario di un oliveto degradato da cui si sarebbero sviluppate le fiamme. L’uomo si è difeso dicendo che il terreno non era in cattive condizioni, ma mentre tentava di spegnere il fuoco si è rotta la pompa dell’acqua. Né lui, né il primo indagato comunque sarebbero i piromani accusati di aver provocato l’incendio. Si tratta invece di persone che, con la loro condotta, non avrebbero impedito alle fiamme di propagarsi divenendo responsabili anche loro in modo colposo dei reati su cui indaga la procura: incendio boschivo, omicidio e lesioni plurime.
Intanto l’allarme continua in tutta la penisola. In Calabria, in una settimana si è verificato lo stesso numero di incendi che abitualmente colpiscono la regione in un anno, ha rilevato il capo del Dipartimento della protezione civile, Guido Bertolaso, che oggi ha compiuto un sopralluogo nel parco del Pollino e in altre aree della regione devastate in sei giorni da centinaia di roghi. In tutta la Penisola sono quasi 6.000 le chiamate giunte ieri alla Forestale e 226 gli incendi divampati; Calabria e Campania le regioni più colpite. Un arresto è stato messo a segno in provincia di Latina e due fermati in provincia di Matera. Intanto, dalle indagini del Corpo forestale si evidenzia sempre più il carattere doloso di gran parte degli incendi. «Non sembrano ormai esservi dubbi - fa sapere infatti il Cfs - sulla natura dolosa dei roghi». Fino a ora sono in tutto una ventina gli ordigni incendiari, utilizzati come inneschi, rinvenuti nelle zone devastate dalle fiamme in questi giorni.