Al rogo i libri! Altrimenti riflettiamo

Benvenuti e la Pozzi tra gli interpreti della pièce

«Conosceremo una grande quantità di persone sole e dolenti nei prossimi giorni, nei mesi e negli anni a venire. E quando ci domanderanno che cosa stiamo facendo, tu potrai rispondere loro: ricordiamo. Ecco dove alla lunga avremo vinto noi». Siamo agli ultimi passaggi di uno dei più visionari, inquietanti e profetici romanzi del Novecento. Quel Fahrenheit 451 che Ray Bradbury pubblicò nel ’53, consegnando ai posteri il cupo scenario di un mondo senza cultura, senza civiltà, senza passato. Un mondo imbarbarito al punto da bruciare tutti i libri in circolazione e da cancellare, così, la possibilità di trasmettere valori, di costruire memoria collettiva. Un mondo che oggi non appare più tanto avveniristico come cinquant’anni fa. Motivo per cui acquista il valore aggiunto proprio delle attualizzazioni sagge e necessarie la regia che Luca Ronconi, rispondendo con entusiasmo a un’idea di Elisabetta Pozzi, ha costruito sull’adattamento teatrale del libro firmato dallo stesso Bradbury (di quest’opera esiste anche una non felice trasposizione cinematografica di Truffaut) e che presenta da questa sera all’Argentina. Oltre tre ore di spettacolo per raccontare il terrore che, in uno stato totalitario non meglio identificato, le autorità seminano dopo aver ordinato la messa al rogo dei libri e costretto i cittadini a disfarsi di tutta la carta stampata in loro possesso (il titolo rimanda proprio alla temperatura alla quale brucia la carta). Da un parte agiscono dunque i pompieri, incaricati della nefasta impresa (qui affidati ad attori molto diversi tra loro come Alessandro Benvenuti/Beatty, Fausto Russo Alesi/Montag, Fortunato Cerlino/Holden, Stefano Alessandroni/Black); dall’altra, si muovono le vittime, gli spiriti liberi, coloro che si ribellano, che dicono no. I due universi però miracolosamente si incontrano: la giovane Clarisse (interpretata dalla stessa Pozzi) convincerà Montag a rinnegare quel disumano disegno del potere e a fuggire nella foresta insieme con gli uomini-libro. Coloro che, cioè, pur di non far «morire» i libri li imparano a memoria, caricandosi di un’eredità tanto più preziosa quanto più vulnerabile e vilipesa: «E quando ci domanderanno che cosa stiamo facendo, tu potrai rispondere loro: ricordiamo. Ecco dove alla lunga avremo vinto noi». Le scene sono a firma di Tiziano Santi. Luci di Sergio Rossi. Costumi di Gianluca Sbicca e Simone Valsecchi. Fino al 2 marzo.