Rogo di Opera, sale la tensione: domani tornano le tende dei rom

Oggi nuovo presidio dei cittadini che protestano contro l’accampamento. Polizia in allerta

La quiete dopo la tempesta. Un Natale tranquillo per i circa 70 rom sgomberati la scorsa settimana da via Ripamonti e che dovevano essere ospitati nella tendopoli allestita da Comune e Provincia ad Opera, e data alle fiamme per protesta da alcuni cittadini. I nomadi hanno trascorso il 25 dicembre alla Casa della Carità, con il pranzo servito dai volontari di don Virginio Colmegna. Ma è stata una giornata di tregua anche ad Opera, dopo le fiamme, i sit in, le polemiche contro l’arrivo dei rom. Un nuovo temporale però rischia di scoppiare già da oggi: in mattinata è previsto un nuovo presidio degli abitanti, nei bar prosegue la raccolta firme per chiedere le dimissioni della giunta di Opera e il sindaco Alessandro Ramazzotti, per attutire le tensioni, oggi incontrerà le delegazioni di cittadini e associazioni per illustrare il patto di socialità stabilito con il prefetto Gian Valerio Lombardi. Ma il clima rimane «caldo», domani le tende dovrebbero essere riposizionate e le forze dell’ordine considerano le operazioni «a rischio», tanto che il piano della questura prevede che i lavori avvengano sotto la scorta di decine di poliziotti e carabinieri. Non si sa, invece, se abbia origine dolosa l’incendio di una roulotte avvenuto ieri intorno alle 17 al campo rom di via Triboniano.
Preoccupa, specie alla luce del rogo di Opera, la crescita delle presenze dall’est in città. I romeni iscritti all’anagrafe sono più che raddoppiati in 5 anni, da 2.160 a 5.902. Ma accanto ai regolari c’è «l’arrivo continuo di clandestini, e la situazione dei rom è paradigmatica», afferma il vicesindaco Riccardo De Corato. Che non fa mistero di quanto la situazione possa a breve diventare esplosiva: «Dal primo gennaio per effetto dell’ingresso della Romania nell’Ue, il flusso da questo Paese potrebbe essere di circa 40mila persone». I dati raccolti dal Settore statistiche sociali del Comune, peraltro, dimostrano che la politica di integrazione sta dando buoni frutti. Dal 2003 al 2004, ad esempio, per effetto della sanatoria, c’è stato un netto aumento degli immigrati regolarizzati, circa 34.859 persone. «Numeri che dimostrano - puntualizza De Corato - che quando il Comune parla di politiche di assistenza e integrazione lo fa con cognizione di causa, mettendo in campo risorse e strutture per garantire legalità, sicurezza e vivibilità ai regolari». Ma Milano «sostiene da sola una situazione difficile e delicata che vede da una parte la necessità di continuare a garantire un percorso di integrazione ai regolari, dall’altra la necessità di fronteggiare il continuo ingresso di clandestini».
In 5 anni sono circa 70mila gli stranieri che hanno scelto Milano come «seconda casa», è salito dunque a 170mila il numero degli immigrati regolarmente iscritti all’anagrafe. Significativo l’aumento dei moldavi aumentati addirittura di 8 volte (dai 149 nel 2002 ai 1.267 al primo dicembre 2006) e degli ucraini (da 296 a 3.435). I filippini si confermano la popolazione più numerosa (oltre 27mila) ed è in continua crescita la presenza cinese (da 8.760 a 13.914) e cingalese (sono 10.259). Raddoppiato in 5 anni il numero degli egiziani mentre gli ecuadoriani che nel 2002 erano poco meno di tremila, oggi sono quattro volte tanto.