Rogo Thyssenkrupp: "Fu omicidio volontario" 16 anni per ad azienda

La Corte di Assise di Torino ha riconosciuto l'omicidio volontario per i sette morti del rogo del 2007 alla Thyssenkrupp. L'amministratore delegato dell'azienda, Herald Espenhahn, condannato a 16 anni e mezzo di reclusione

La Corte di Assise di Torino ha riconosciuto l’omicidio volontario con dolo eventuale per i sette morti del rogo alla Thyssenkrupp. L’amministratore delegato dell’azienda, Herald Espenhahn, è stato condannato a 16 anni e mezzo di reclusione. In attesa della sentenza (prevista per le 21), la maxiaula 1 di Palazzo di giustizia di Torino alle 20 era già gremita.

Al banco degli imputati, oltre all'amministratore delegato Harald Espenhahn, 45 anni di Essen, condannato per omicidio, c'erano anche Cosimo Cafueri, responsabile della sicurezza, Giuseppe Salerno, responsabile dello stabilimento torinese, Gerald Priegnitz, membro del comitato esecutivo dell'azienda, assieme a Marco Pucci, e Daniele Moroni, tutti accusati di omicidio e incendio colposi. Anche loro sono stati condannati per cooperazione in omicidio colposo. La pena è di 13 anni e mezzo per Marco Pucci, Gerald Priegnitz, Raffaele Salerno e Cosimo Cafueri; a dieci anni e dieci mesi di reclusione è stato condannato Daniele Moroni. Alla lettura del dispositivo, che è tuttora in corso, un parente delle vittime ha avuto un leggero malore; portato fuori dall’aula, è stato soccorso dagli operatori della Croce Verde e del 118.

Presente anche il procuratore capo di Torino, Giancarlo Caselli, seduto accanto ai rappresentanti della pubblica accusa.  E presenti naturalmente anche i parenti delle vittime - che hanno seguito ogni udienza con le foto dei loro cari scomparsi sui banchi.

È la prima volta che in un processo per morti sul lavoro gli imputati vengono condannati a pene così alte. Per la multinazionale, l'accusa aveva chiesto anche il pagamento di una sanzione di 1,5 milioni di euro, l'esclusione da agevolazioni e sussidi per un anno, la revoca di quelli già concessi, il divieto di pubblicizzare i propri beni per un anno e la pubblicazione della sentenza sui maggiori quotidiani internazionali.

Ed era anche la prima volta che si costituisce parte civile un così elevato numero di persone: 48 lavorati, alcuni ricollocati in altre aziende o enti, altri in cerca di lavoro. A tre anni dalla strage in cui hanno perso la vita Giuseppe Demasi, Angelo Laurino, Roberto Scola, Rosario Rodinò, Rocco Marzo, Bruno Santino e Antonio Schiavone, la sentenza della magistratura ha stabilito che Espenhahn, come sosteneva l'accusa, aveva deciso di posticipare i lavori per la messa in sicurezza dello stabilimento di Torino a una data successiva a quella della prevista chiusura e del trasferimento a Terni. E aveva deciso quindi, in modo consapevole, di tralasciare i gravi rischi a cui avrebbe sottoposto i lavoratori.