Rokia Traoré, il suono etnico si fa ribellione e poesia

Il folk come dovrebbe essere; ovvero arte popolare che si nutre del passato proiettandosi nell’attualità e che, essendo sempre saccheggiata, impara a sua volta a «rubare» le pulsioni più creative della musica moderna. Rokia Traoré, 33enne cantante-chitarrista-compositrice del Mali, interpreta al meglio la tradizione del suo Paese (non a caso ha suonato con Ali Farka Toure e Youssou N’dour) arricchendola con (moderati e calibrati) impulsi blues, pop, jazz (il viaggiatore di suoni Joe Zawinul è il suo artista preferito). All’Auditorium di Roma e al Milano Jazzin’ Festival la Traoré - insieme al suo gruppo dominato da antichi strumenti come il balafon, la kora e il ngoni (la chitarra tipica del Mali) - si fa moderna portavoce dei «griots», i cantori itineranti che furono gli antenati dei bluesmen. A tratti ruvida e a tratti elegante, ribelle e poetica snocciola brani come Manian, Wanita, M’Bifo (tratti dai suoi tre album)con voce intensa, spessore realistico e spirito cosmopolita lontano da inutili enfasi declamatorie.