Via Rolando, il dna incastra il killer

È stato arrestato dalla polizia ieri pomeriggio, nella sua abitazione, Luigi De Chirico, di 47 anni, pregiudicato per furti e rapine, in cura al Sert per tossicodipendenza, accusato d’aver ucciso a coltellate Silvio Zanini, pensionato di 87 anni. L’omicidio è avvenuto il 10 aprile in casa della vittima, a Sampierdarena. De Chirico conosceva l’ anziano in quanto la madre faceva da tempo le pulizie nell’abitazione dell’anziano. L’uomo da giorni era indagato per omicidio volontario aggravato dall’ uso dell’arma. A completare gli indizi a suo carico sono state le tracce di sangue dell’anziano trovate su un coltello e sugli abiti sequestrati nell’abitazione di De Chirico. La prova «regina» è stata fornita dalla polizia scientifica di Genova e di Roma attraverso la comparazione delle tracce di sangue con il Dna della vittima. De Chirico, alla notifica del provvedimento di fermo, ordinato dal pm Gabriella Marino, non ha opposto resistenza. «Riteniamo che quando De Chirico è andato a casa dell’anziano fosse in crisi di astinenza», ha spiegato il questore Salvatore Presenti. «Ci risulta che da tempo era in cura al Sert - ha aggiunto - dove stava per completare il programma di disintossicazione, assumendo degli antagonisti. A permettere di risolvere il caso a tempo di record - ha proseguito il questore - sono state le indagini condotte a tamburo battente e in sinergia tra la squadra omicidi e la polizia scientifica genovese, che ha eseguito la prima scrematura dei reperti, in modo da inviare alla scientifica di Roma quelli più rilevanti». La risposta definitiva è arrivata da Roma: le tracce di sangue trovate sul coltello e sugli abiti di De Chirico sono compatibili con il Dna dell’ anziano. Coltello e abiti che erano stati sequestrati durante un sopralluogo nella sua abitazione, appena i sospetti si erano puntati nei suoi confronti. Ad indirizzare le indagini su De Chirico è stato il fatto che la vittima era una persona molto riservata, con scarse frequentazioni. «Ci siamo subito chiesti - ha sottolineato Alessandra Bucci, dirigente della sezione omicidi - come l’assassino avesse potuto entrare senza fare effrazioni alla porta. Saputo della madre, che faceva la donna delle pulizie, abbiamo supposto che il figlio avesse le chiavi o almeno potesse entrare con una certa facilità in casa dell’anziano che conosceva bene».