Rolling Stone, ecco le 500 canzoni più belle di sempre

«Quasi tutte le persone sane di mente sanno che una classifica di canzoni basata sulla presunta eccezionalità o "bellezza" delle stesse è una tenera baggianata»: lo scrive il direttore di Rolling Stone Carlo Antonelli nell'editoriale che apre il numero speciale da collezione della rivista dedicato alle 500 canzoni migliori di tutti i tempi (a 3,20 euro). Like a Rolling Stone di Bob Dylan, anno 1965, guida la classifica di queste 500 gemme senza tempo che formano un listone compilato per lo più da «babyboomers oltre la seconda età e per di più statunitensi». Nessun brano europeo, né tantomeno italiano. E infatti il direttore invita i lettori a non inondare la redazione di lettere di protesta perché «manca questa, manca quella...».
A firmare l'introduzione di questa strenna natalizia dedicata agli appassionati di musica è Jay-Z: «Una canzone quando è grande - scrive - non deve dimostrare di esserlo, semplicemente lo è». La classifica è stata stilata in maniera scientifica: nel 2004 Rolling Stone Usa ha chiesto a un super panel di 162 fra artisti, produttori, executive dello showbiz musicale e giornalisti di scegliere le migliori canzoni di tutti i tempi e nel 2009 la stessa richiesta è stata fatta ad un gruppo simile di 100 personaggi illustri di selezionare le migliori canzoni degli anni 2000. Incrociando i risultati, Rolling Stone ha creato così una lista aggiornata delle migliori canzoni di sempre. Al secondo posto, «il riff più ascoltato al mondo» (secondo Steve Van Zandt, chitarrista della E Stree Band), ovvero (I can't Get No) Satisfaction dei Rolling Stones, seguita da Imagine, «il più prezioso regalo di John Lennon al mondo. Nella top ten non poteva mancare Marvin Gaye con la sua What's going on, nonchè la mitica Respect di Aretha Franklin.
Gli anni Sessanta dominano incontrastati, tant'è che al sesto posto troviamo i Beach Boys con Good Vibrations, al settimo Chuck Berry con Johnny B.Goode e all'ottavo Hey Jude, il singolo di maggiore successo dei Beatles negli Usa (oltre che il loro brano più lungo: 7 minuti e 11 secondi).
Gli unici a rientrare nelle prime 10 canzoni pur non essendo legati agli anni Sessanta/Settanta sono i Nirvana con Smells Like Teen Spirit, «la chiamata di Cobain al risveglio delle coscienze», come disse nel 2000 il bassista Krist Novoselic. Al decimo posto, What'd I Say, la prima vera hit di Ray Charles: lo scambio di gemiti tra Charles e le Raelettes «era la cosa più vicina a un orgasmo che si potesse trovare nella Top 40 dell'era Eisenhower. E 51 anni dopo offre ancora quella sensazione di liberazione».