Rolling Stone, nozze d’argento con il rock

Fra le star Iron Maiden, Oasis, Bob Geldof e Joe Cocker

Ferruccio Gattuso

Campioni del mondo, campioni del mondo, campioni del mondo: sì, ma per quelli che del pallone non gliene importava un fico secco? O che, perlomeno, nella propria classifica personale piazzavano il culto dello sport molto più in basso rispetto a quello della musica? Per loro il 1982 fu indimenticabile, e come no: ma non per il triplice urlo «mundial» del commentatore tv Nando Martellini. Lo stesso anno, a Milano, cominciava a funzionare a pieno ritmo (dopo l'esordio nel marzo 1981, grazie all'intuito di Enrico Rovelli, ex manager di Patty Pravo e Vasco Rossi) il Rolling Stone, tempio meneghino del rock nazionale e internazionale, oasi di ruvide schitarrate elettriche a beneficio di un popolo, numeroso e agguerrito, convinto che il rock si potesse ascoltare epperò anche ballare. Gli anni Settanta erano alle spalle da poco, e il termine «discoteca» sembrava evocare unicamente morbidi passi funk, al ritmo sexy delle canzoni firmate da Barry White, Kool & The Gang, Earth Wind & Fire. In questo quarto di secolo - alla faccia di chi ogni tanto estrae dal cilindro del pessimismo il trito slogan che «il rock è morto» - sul palcoscenico del Rolling Stone si sono alternati nomi da far tremare i polsi (e i timpani): santoni del rock internazionale come Iron Maiden, Joe Cocker, Massive Attack, Bob Geldof, Tears For Fears, Alanis Morrisette, Nick Cave, Oasis, per non parlare degli artisti «indie-rock» (il rock alternativo e cosiddetto indipendente) come Kaiser Chiefs, Bloc Party, Yeah Yeah Yeahs. Da tempio quasi catacombale del popolo rock, negli anni a seguire il Rolling Stone si è trasformato occasionalmente anche in salotto catodico per le serate di MTV e Rock TV. Ovviamente, contando anche le mille e mille serate da semplice discoteca, location per rockettari ma anche amanti dell'hip-hop.
Questa sera (ore 21), il Rolling Stone ha pronta una festa per il 25esimo anniversario, con Caparezza (di questi tempi in pista con l'album «Habemus Capa», uscito a marzo, e una tournée nazionale) e i romani Otto OHM nel ruolo di special guest: ingresso gratuito, per una serata presentata da Elena Di Cioccio, all'insegna della musica live ma anche dei dj, come Danny Viriglio e Nicky di Radio DeeJay, pronti al «piatto». Durante la serata verrà presentata una compilation celebrativa, ricca di brani storici di artisti passati per il Rolling Stone, dai Deep Purple, ai Run Dmc, agli Oasis. Un album, questo, che non raggiungerà i negozi, e che solo i partecipanti alla festa potranno aggiudicarsi. Insomma, il Rolling Stone ha una voglia matta di far festa, come spiega il direttore dello storico locale, Daniele Orlando, in sella da un buon lustro: «Oggi il Rolling è in piena salute - spiega - dopo qualche stagione in cui non se l'è passata tanto bene: penso alla metà degli anni '80, quando il rock era in cattiva salute, schiacciato dal pop di facile consumo, oppure nel 2000, quando per ragioni di acustica ci fu un allontanamento dei promoter dei concerti. Da un anno e mezzo le cose vanno d'un gran bene, abbiamo avuto già 40 concerti in questa stagione, tra i quali alcuni memorabili. Qualche esempio? Bè, a livello internazionale gli Arctic Monkeys, band indipendente il cui successo è nato sul web e, di casa nostra, Luciano Ligabue, lo scorso febbraio». Il rito del rock, quindi, viene sempre officiato in questo «tempio pagano» delle sette note: «Sì - prosegue Orlando - anche se oggi il rock generalista gode di meno favori presso i giovanissimi. Il rock che tira è quello di nicchia, rigidamente inserito in generi, come l'heavy metal e il crossover. La vera impresa, per chi gestisce un locale storico come questo, è il saperlo riempire sempre, con iniziative e eventi di valore: ha 1650 posti, tanto per capirci». Una bestia da domare, dunque, il caro vecchio Rolling Stone. Il cui ruggito, nel pieno centro di Milano, è ancora capace di far venire i brividi.